GLI STRUMENTI DELLA COMUNICAZIONE: ORALITÀ, SCRITTURA, TECNOLOGIE
Giovedì 27 ottobre 2005
Romano di Lombardia Rocca Viscontea
Daniele Agiman Direttore d'orchestra e Mauro
Ceruti Filosofo
Presentazione di Giovanna Barzanò
IL MAESTRO E L'ALLIEVO
Gli strumenti della comunicazione: oralità, scrittura, tecnologie
Lo scorso 27 ottobre si
è svolto nella Sala della Rocca di Romano di Lombardia (BG)
l’incontro-conversazione sul tema "Gli strumenti della
comunicazione: oralità, scrittura, tecnologia", presenti il
filosofo Mauro Ceruti e Daniele Agiman, direttore
d’orchestra e docente di direzione d’orchestra.
L’evento è stato
patrocinato dal Comune di Romano di Lombardia, rappresentato dal
sindaco Emilio Tognoli, e introdotto dalla dott.ssa
Giovanna Barzanò, che l’ha collocato nella cornice de "Il
Maestro e l’allievo" ovvero degli approfondimenti
sull’apprendere e sull’insegnare proposti dalla Rete STRESA.
Mauro Ceruti ha proposto
l’idea di formazione come generazione di forma,
costruzione di coerenza tra le parti di un tutto.
Nella relazione di
insegnamento/apprendimento, la formazione è appunto l’esperienza del
mettere ordine e coerenza tra parti sconnesse.
In questa relazione, il
maestro è colui che riconosce un sistema come coerente ed aiuta il
bambino a capire quale coerenza vi sia; si mette in ascolto fecondo
dell’allievo, consentendogli di immergersi nell’esempio
(perché ogni idea generale noi la apprendiamo attraverso la
singolarità dei nostri linguaggi e scritture) e nell’errore;
accoglie l’imprevisto e l’imprevedibilità degli esiti;
anche lui "si fa piccolo", sentendosi parte del processo di
formazione.
In francese conoscere è
connaitre, nascere insieme, mettere insieme una
forma adeguata del mondo. Insieme, appunto: noi uomini
nasciamo come esseri dipendenti, non autonomi e anche nell’adultità
sperimentiamo la co-dipendenza che fa di noi gli unici esseri a
morire per amore e che è forma di resistenza alla solitudine e alla
forza del mondo. L’esperienza estetica è quella che si nutre della
sensibilità della relazione; il suo contrario, l’an-estetico, è
privo di questa sensibilità.
La comunicazione è,
dunque, ambiente di vita: in essa, l’oralità si presta ad una
pluralità di ordini, è impertinenza creativa e spontaneità; la
scrittura è richiamo all’ordine, univocità di interpretazione e
di messa in forma. Con l’ingresso del bambino a scuola e il
passaggio dall’oralità alla scrittura, si rischia di perdere proprio
la spontaneità.
Nella comunicazione
giocano altresì un ruolo importante l’innovazione tecnologica
e il tempo - la cui limitatezza lo rende risorsa
organizzativa principale e che è, oggi, un tempo di accelerazione
parossistica nell’innovazione tecnologia.
Riguardo il rapporto tra
comunicazione scolastica e tecnologie, va riconosciuto che oggi a
scuola si impara solo una piccola parte di quello che dobbiamo
imparare e che fuori dalla scuola è il bombardamento cognitivo.
Inoltre, se le tecnologie sono strumenti (…l’evoluzione della ruota,
delle pietre paleolitiche, del bipedismo) tuttavia, il tipo di
trasformazioni che avviene oggi nel tempo di una generazione
richiedeva in passato migliaia di anni e ciò che produciamo è
maggiore di ciò che siamo.
Daniele Agiman ha
sviluppato il suo intervento intorno al tema della catena
comunicazionale in musica. All’origine, vi è il pensiero libero del
compositore, che articola in suoni un’esperienza forte, che "vede
cose che diventano suoni".
Con la notazione
musicale si passa dall’idea libera nel cervello alla scrittura di
note, la cui altezza e durata collocano l’esperienza psichica nelle
dimensioni spazio-temporali. La scrittura musicale è dunque una
sorta di rivelazione, nell’accezione etimologica di
ri-velare, di velare di nuovo, una sorta di tradimento
del processo originario, in quanto il passaggio dalla esperienza
psichica alla sua organizzazione nella pagina scritta ci porta ad
avere a che fare con qualcosa di diverso.
Nell’interpretazione,
poi, si riparte dalla scrittura per ricostruire il pensiero
originario: ma quale? La partitura è un campo aperto e davanti ai
segni non vi è soluzione di interpretazione e le interpretazioni
sono tutte valide, quella dello strumentista e del direttore
d’orchestra. E poi il pubblico, che non ha la partitura e a volte
non sa leggere questa catena e tutto quanto è messo in gioco: il
pensiero libero, la scrittura, l’interpretazione.
Il direttore d’orchestra
che va a memoria si libera della scrittura e la introita dentro,
come fosse il compositore.
Vi è anche il sapere del
corpo e i gesti - non parole -che diventano suoni.
La forma è raccontare la
storia: in musica è la fine di un processo ed è una fine
provvisoria.
E’ la libertà di far
parlare la pagina in maniera esaustiva e non definitiva.
Questo è il maestro:
colui che riconosce la buona forma, non la sua forma.
Articolo a cura di Elena
Vittori
Docente della Scuola Secondaria di Primo Grado G. B. Rubini di Romano
di Lombardia