|
# 2 |
25/02/04
Dopo una riunione dei moderatori del tema al quale avete
aderito, gli stessi hanno pensato di inviarvi una prima
proposta, sperando di solleticare la vostra curiosità ed avere
un primo giro di risposte sul quale costruire lo sviluppo
successivo.
Abbiamo pensato fosse meglio non inviarvi un pacco di
documenti e di allegati, ma di fare, con uno (speriamo)
spirito costruttivista (!!!), un diagramma contenente alcune
considerazioni che richiedono (ancora speriamo) interventi che
lo continuino.
Il diagramma è molto e volutamente semplice: le vostre
risposte ci daranno la possibilità di costruire con voi,
allargando i contenuti dei sottotemi, un sistema di
informazioni e di documentazioni che soddisfino, o tentino di
farlo, il tema centrale.
Speriamo che i sottotemi siano da voi considerati, come noi
consideriamo, tra di loro collegati, e che i vostri contributi
e il materiale che sarà raccolto, seguano un percorso che ci
faccia raggiungere lo scopo previsto dal progetto.
Vi inviamo un allegato riferito
ad un sottotema; nei prossimi giorni ne invieremo altri
riferiti ai sottotemi che ora mancano e attendiamo una vostra
reazione.
I moderatori di SVILUPPI PROFESSIONALI
Ida Stefano Pietro |
|
|
08/03/04
Buon giorno a tutti
I moderatori stanno verificando la mancanza di risposte a
quelli che ritenevamo messaggi iniziali per provocare una
discussione. Forse abbiamo sbagliato approccio e ci toccherà
rivedere la cosa.
Intanto inviamo a tutti una
risposta
pervenuta e un tentativo di proseguimento. E' possibile avere
dagli iscritti almeno una valutazione sulla validità del tema
e un giudizio su come i moderatori hanno inteso iniziare
(volutamente leggeri)?
Stefano |
|
|
11/03/04
Vi allego l'intervento
inviatomi perchè tutti possiate prenderlo in considerazione e
dare approfondimenti. Ho aggiunto una mia considerazione e un
documento che tutti voi certamente conoscerete, ma che vale
comunque la pena di rileggere, di contestare anche, se é il
caso, ma il cui interesse é fuori discussione (almeno per me).
Buona giornata e buon lavoro a tutti
il moderatore Stefano Borani |
|
 |
|
|
# 3 |
01/03/04
Caro collega,
secondo una visione ottimistica la tecnologia e in particolare
il computer, porterà una nuova era di libertà in cui il lavoro
noioso e ripetitivo sarà completamente cancellato. La nostra
identità lavorativa diverrà meno importante, ci sarà molta più
possibilità di scelta su quando e dove lavorare, la differenza
tra lavoro/non lavoro/tempo libero diverrà sempre più sfumata.
Una vera età dell'oro, insomma, i cui primi segnali sono già
evidenti: l'inizio del lavoro nella seconda metà dei vent'anni,
il pensionamento precoce, il lavoro part-time, le occupazioni
in job-sharing (il tempo pieno viene ripartito tra due persone
che in tal modo lavorano a tempo ridotto), etc.
Ma si tratta di una visione ottimistica smentita per il
momento da altri sintomi la cui lista sarebbe così lunga che
lasciamo a te la sua compilazione.
Con il modello allegato ti
proponiamo alcune riflessioni sulla nostra società e sulle
cosiddette professioni d'aiuto.
Attendiamo un feedback da parte tua con la speranza che
l'accostamento delle letture proposte possa aver stimolato
riflessioni e suscitato interesse. Nel caso contrario sono
graditi anche suggerimenti e critiche.
Saluti da Ida Stefano Pietro |
|
 |
|
|
# 4 |
04/03/04
Cari Colleghi
Vi invio in allegato il
diagramma ad albero completato da alcune osservazioni
provocatorie nel senso buono, vediamo che stimoli potrà
dare.....
Buon lavoro!!! Se ci sono osservazioni fatemelo presente.
Ciao Pietro Melchiotti |
|
 |
|
|
# |
12/03/04
Credo che sia una buona strada quella di chiarire il contesto
di riferimento per docenti-formatori, senza un comune contesto
di riferimento non si può dialogare o meglio, senza discutere
quel contesto di riferimento non si può proseguire!
Mi interesserebbe sviluppare la parte Società complessa e
professioni d'aiuto.
Mi chiedo se sia possibile chiarire le modalità attraverso le
quali intervenire, se aggiungere riflessioni nel file allegato
o risposte in altro modo. Io ho provato a tratteggiare un
aspetto che mi pare manchi molto nella scuola, quello della
metodologia del cooperative learning, ma mi chiedo se è così
che era previsto il lavoro insieme.. Grazie
Delia Fontana |
|
|
13/03/04
Cara
Delia, io credo tu possa scegliere la forma di contributo che
ritieni più opportuna; e mi pare anche che l'argomento nel
quale intendi intervenire sia perfettamente coerente con il
contesto del tema proposto; attendiamo quindi il tuo contenuto
che sarà condiviso.
a presto
Stefano Borani |
|
 |
|
|
# 5 |
13/03/04
Cari
Colleghi
Ringrazio anzitutto Delia per aver evidenziato una delle
possibili difficoltà incontrate dalla lista nel produrre e
rispondere ai contributi che noi moderatori vi inviamo. Non
era nostra intenzione vincolare la forma delle risposte, per
cui ritenetevi liberi di intervenire come volete e, anzi,
inviateci qualche segnale (anche di critica!) circa il
discorso che stiamo cercando di costruire.
‘Il nostro bisogno di civilizzazione implica il bisogno di una
civilizzazione della nostra mente.’
Vorrei partire da questa frase inserita nel mio intervento
dell’1-3 (a proposito, ho dimenticato di citarne la fonte, si
tratta di Edgar Morin) per commentare il tragico evento che ha
segnato la giornata dell’11-3, le bombe che hanno tolto la
vita a 200 persone e tolto il fiato a milioni di individui.
Ancora una volta è purtroppo la tragedia a ricordarci cosa
significa ‘società complessa’, una società in cui anche la
guerra, il terrorismo diventano automaticamente fenomeni
globali di cui è difficile trovare le cause, i colpevoli, i
rimedi. Il sentirsi ‘tutti europei’, ‘tutti americani’, ‘tutti
occidentali’, il sentimento di identità nazionale e
internazionale che ci accomuna svelando le interconnessioni
tra i comportamenti politici, economici, culturali, da un lato
mette in luce la nostra forza, dall’altro rivela la nostra
impotenza e ci induce alla de-responsabilizzazione: cosa posso
farci?
Eppure, secondo me, noi insegnanti possiamo far molto se la
strada è quella suggerita da Edgar Morin, ossia quella della
civilizzazione della nostra mente. Questo può essere possibile
se si rivaluta la nostra professione evidenziando le sue
potenzialità formative, individuando la sua specificità in
quanto ‘relazione d’aiuto’.
La costruzione di relazioni significative può essere l’avvio
verso la costruzione di identità più complete di quelle che
attualmente contraddistinguono la tendenza verso
l’individualismo tipica della nostra società.
Può essere questa la strada per cui l’identità europea e
occidentale diviene identità umana?
Ciao a tutti.
Ida Ninni |
|
 |
|
|
# 6 |
13/03/04
"Il tempo ha cessato di esistere lo spazio è svanito. Ormai
viviamo in un Villaggio Globale dove tutto accade all’istante".
La frase di Marshall McLuhan sembra riferirsi alla Rete e i
suoi abitanti, ai navigatori, a noi stessi. Eppure il testo
risale al 1967. Della stessa epoca e dello stesso autore è lo
slogan che ancor meglio ritrae l'attuale mondo della
comunicazione:
"il medium è il messaggio"
Cari amici, come dire che non importa cosa ci diciamo ma come
ce lo comunichiamo, in questo caso ciò che conta è utilizzare
la rete per stabilire contatti più o meno virtuali e, forse,
intraprendere una gara, l'ennesima competizione: il premio
tocca a chi riesce a fare più audience .
Confesso che mi sento poco competitiva, ma gareggiare non è il
mio scopo anche se, ogni tanto, mi farebbe piacere ricevere il
famoso feedback.
Quello che mi interessa in prima istanza è cercare di capire
come gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione
possono contribuire a migliorare la nostra professione
(d'aiuto?) e la nostra società.
«Viviamo in un mondo in cui la pluralità delle voci che
compongono il panorama culturale fa riferimento a sistemi di
pensiero, criteri di giudizio, valutazioni etiche eterogenei.
Il cittadino del villaggio globale si abitua a vivere in mezzo
ad una pletora di messaggi contraddittori, da cui originano
orientamenti valoriali divergenti, in una sorta di
neutralizzazione reciproca di ogni norma, che cessa di essere
un fatto collettivo per diventare sempre più un’elaborazione
personale: la voce del papa si sovrappone a quella di una rock
star; i messaggi del Presidente della Repubblica si confondono
con il gossip dei rotocalchi. La babele culturale che si viene
così a determinare produce quella cultura del frammento, del
patchwork, del quotidiano, celebrata dal postmodernismo, che
fa della mancanza di ordine e coerenza la propria bandiera».
(C. GIACCARDI – M. MAGATTI, La globalizzazione non è un
destino. Mutamenti strutturali ed esperienze soggettive
nell’età contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001, pg. 85).
La mancanza di ordine, di coerenza, di razionalità è il
pericolo che corriamo anche noi che dovremmo fare della
comunicazione lo strumento privilegiato dell'intervento
educativo. Il ricorso alle nuove tecnologie sembra persino
accelerare il processo di perdita di senso del nostro
comunicare e viene voglia di rifugiarsi nella ‘preistorica’ ma
sempre efficace oralità.
Attendo sempre le vostre risposte anche se so che…
“Val sempre la pena di fare una domanda ma non sempre di
darle una risposta”
OSCAR WILDE, Aforismi
CIAO
Ida |
|
 |
|
|
# 7 |
25/03/04
Dopo una riunione dei moderatori del tema al quale avete
aderito, gli stessi hanno pensato di inviarvi una prima
proposta, sperando di solleticare la vostra curiosità ed avere
un primo giro di risposte sul quale costruire lo sviluppo
successivo.
Abbiamo pensato fosse meglio non inviarvi un pacco di
documenti e di allegati, ma di fare, con uno (speriamo)
spirito costruttivista (!!!), un diagramma contenente alcune
considerazioni che richiedono (ancora speriamo) interventi che
lo continuino.
Il diagramma è molto e volutamente semplice: le vostre
risposte ci daranno la possibilità di costruire con voi,
allargando i contenuti dei sottotemi, un sistema di
informazioni e di documentazioni che soddisfino, o tentino di
farlo, il tema centrale.
Speriamo che i sottotemi siano da voi considerati, come noi
consideriamo, tra di loro collegati, e che i vostri contributi
e il materiale che sarà raccolto, seguano un percorso che ci
faccia raggiungere lo scopo previsto dal progetto.
Vi inviamo un allegato riferito ad un sottotema; nei prossimi
giorni ne invieremo altri riferiti ai sottotemi che ora
mancano e attendiamo una vostra reazione.
I moderatori di SVILUPPI PROFESSIONALI
Ida Stefano Pietro
Ricominciamo!
Quanto è scritto sopra, è stato il primo tentativo di
intervento per aprire un discorso possibile e per stuzzicare
la curiosità di chi si è iscritto alla Mailing; abbiamo, nei
primi allegati, adottato una forma un po’ particolare che può
essere, implicitamente, rigida.
Bene, proviamo ad uscirne e a destrutturare gli interventi.
Finora le risposte avute dagli iscritti sono state, anche se
notevoli di contenuto, molto poche e non ci consentono,
quindi, di impostare un discorso che coinvolga tutta la lista
e che sia coerente con il tema proposto.
Vorremmo anche, attraverso le vostre risposte. comprendere
quali sono le linee di interesse suscitate dal tema e dai
sottotemi che i moderatori hanno ritenuto di sviluppare, per
poter arrivare ad un “prodotto” finale utilizzabile nelle
esperienze personali di tutti.
L’invito è quindi di partecipare nel modo che ritenete più
utile e produttivo.
(vorremmo anche sapere, se possibile, quanti degli iscritti
alla lista ricevono questi messaggi e l’unico modo per saperlo
è attraverso le vostre risposte)
Ciao a tutti
P.S. Se i nuovi iscritti alla lista desiderano avere i
materiali finora prodotti, sarà nostra cura inviarli
Ida Stefano Pietro |
|
 |
|
|
# 8 |
29/03/04
Riflessione fatta a seguito di una discussione domenicale tra
amici e proposta alla lista come contributo:
A fronte di una congiuntura economica (e culturale ) non
proprio delle migliori e con riferimento al sistema formativo,
che non è di secondaria importanza nel contesto generale di
decadimento industriale, si pone il problema della definizione
del sistema formativo nel suo complesso che non è più, o non
solo, quello di delineare i ruoli e i saperi che devono
rispondere esattamente alle figure e alle professionalità di
tipo industriale.
Le necessità è di operare dentro contesti più ampi nei quali i
processi di formazione seguano percorsi di apprendimento e
socializzazione dove le soggettività possano interpretare
autonomamente ruoli e spazi sociali.
Il sistema formativo deve dunque, a parere dei partecipanti
alla discussione di cui all’inizio del discorso, fare un salto
di qualità e stabilire un modello teorico che abbia attenzione
ad alcuni fenomeni sociali e formativi di natura strategica
che possono essere:
- La costante evoluzione del sistema produttivo e
dell’organizzazione del lavoro
- L’esigenza di erogare un servizio formativo di QUALITA’
capace di rispondere alle richieste di un’utenza sempre più
diversificata
- Il mutamento di ruolo della formazione: non più
solo”addestramento”o aggiornamento professionale, ma crescita
globale della persona
- La consapevolezza dell’importanza strategica dello sviluppo
delle competenze che non siano più solo tecniche ma
complessivamente “culturali”
Quindi:
Il soggetto in formazione inteso come attore cui riconoscere
il diritto all’accesso alle competenze come condizione di
cittadinanza oltre che come requisito all’accesso al lavoro.
La riflessione, ammesso che lo sia,e lo sia in modo
organizzato, é di questa mattina; mi è sembrato utile
condividerla con tutti voi. Ciao a tutti.
Stefano
P.S. a chi interessa approfondire un buon riferimento è:
“ Ripensare l’agire formativo: dall’accreditamento alla
qualità pedagogica”
a cura di Claudia Montedoro
ISFOL Strumenti e ricerche - Franco Angeli 2001 |
|
 |
|
|
# 9 |
29/03/04
Aloa!!!!! Giovanotti e Signorine,
vi ricordate quando eravate giovani???? Ecco facciamo un tuffo
nel passato...
Tenetevi forte perchè il massaggio WATSU è sempre in
agguato!!!! Scherzi a parte per affrontare il tema delle
metodologie nelle scuole professionali penso sia utile partire
dagli utenti: GLI ADOLESCENTI!!!!!!!! Capire il loro mondo ci
potrà aiutare........
L'adolescenza ci mette in crisi e attacca le nostre sicurezze
dogmatiche, in merito alle nostre strategie di intervento
(psicologico, pedagogico, psicoterapeutico) ed alle nostre
teorie di formazione.
Dato che da niente si impara tanto quanto da ciò che ci mette
in crisi, l'adolescenza è l'età che può insegnare molte cose
all'adolescente stesso, all'operatore/trice, ai genitori ed
agli adulti in generale.
Si possono adottare due approcci complementari: raccontare
alcuni casi, che si ritengono emblematici, oppure descrivere
la popolazione di adolescenti che frequenta l'obbligo
formativo.
Vi allego un mio caso un po'
speciale!!!!!
Per
quanto riguarda la descrizione del caso, l’obiettivo da
conseguire è quello di fornire il ritratto di un
adolescente-tipo, le cui caratteristiche si ritengono
rappresentative di un certo gruppo. Con i formatori si
dovrebbe fare una discussione preliminare per individuare
gli adolescenti-tipo, che possono essere tali rispetto ad
alcune variabili significative (comportamenti sociali,
impegno nell’apprendere, ecc.).
La descrizione andrebbe compiuta tenendo conto degli aspetti
sopra indicati e mettendo in evidenza le strategie formative
e pedagogiche adottate dai formatori e dalle formatrici per
affrontare le problematiche vissute dagli adolescenti nel
CFP
Pietro |
|
 |
|
|
# 10 |
29/03/04
Riprendendo il mio intervento di settimana scorsa
(L’esigenza di erogare un servizio formativo di QUALITA’…..)
Voglio lanciare una provocazione che mi pare possa essere
efficace vista la tendenza (necessità) di introdurre Sistemi
di Qualità negli Istituti scolastici e di Formazione.
Alcuni pensano che i suddetti sistemi siano di applicazione al
Prodotto e quindi prettamente di tipo aziendale e poco
applicabili ad un sistema scolastico.
Nelle Aziende che applicano coerentemente i SQ, le Risorse
Umane sono intese come la principale risorsa;
Può essere questo concetto riferito agli operatori scolastici,
agli studenti, ai dirigenti?
Possiamo intendere come CLIENTI tutti coloro che operano nei
sistemi di istruzione e formativi?
Infine, quali strategie di Azienda possono efficacemente
essere introdotte nella Scuola e nella Formazione?
Stefano |
|
 |
|
|
# 11 |
16/04/04
Al rientro dalle vacanze, rieccomi a proporre un messaggio
agli iscritti alla Mailing list – Sviluppi Professionali –
seguendo la traccia degli aspetti formativi.
In un Corso di Formazione Formatori, mi hanno fatto lavorare
su questa pagina che propongo a tutti per conoscere le
risposte che dareste al quesito proposto; mi sembra carino e
anche utile.
Vogliamo provare?
Stefano
N.B. la pagina è in allegato
Ciao a tutti |
|
 |
|
|
# 12 |
16/04/04
Cari Colleghi,
penso che sia giunto il momento di approfondire la reciproca
conoscenza.
Che mi chiamo Ida Ninni e che insegno Scienze sociali lo
sapete già. Quello che ancora non vi ho detto ma che avrete
potuto facilmente intuire è che le scienze sociali e, in
genere, tutto ciò che riguarda la conoscenza dell'Uomo è anche
la mia passione, il mio hobby, il mio relax.
Penserete di me che sono un tipo piuttosto monotono, maniacale
e unidirezionale e forse avete ragione, ma nonostante la
parzialità dell'interesse generale in realtà sotto l'etichetta
Scienze dell'Uomo c'è anche troppo... e naturalmente il tempo
non basta mai per approfondire. Insomma, lo studio è il mio
lavoro ed anche il mio tempo libero e questo finisce per
limitare notevolmente la cura dei rapporti umani!
Ho iniziato l'avventura della mailing list per contrastare una
certa tendenza alla 'chiusura' e al solipsismo; mi son detta
che sarebbe stato interessante dare una svolta in funzione di
un arricchimento che poteva derivare dallo scambio di opinioni
tra colleghi, soprattutto per ciò che riguarda la nostra
professionalità (perennemente in crisi... ma non voglio
lamentarmi!). Il tutto sperimentando l'utilizzo dei nuovi
strumenti tecnologici .
La categoria della complessità mi è sembrata particolarmente
'azzeccata' per indicare il nuovo contesto in cui ci troviamo
ad operare (in senso scolastico, multimediale, sociale,
ecc..).
Una delle metafore più utilizzate in questa teoria è il
cosiddetto 'effetto farfalla' che governa la 'dinamica del
caos': una causa tanto piccola quale il battito di ali di una
farfalla può influenzare, da qui a pochi giorni o a pochi
mesi, il tempo atmosferico dell'intero pianeta. A parità di
tutte le altre condizioni, il divario apportato alla
traiettoria iniziale dalla piccola perturbazione si raddoppia
ogni tre giorni. Ciò indica fino a qual punto cause
microscopiche siano in grado di generare effetti macroscopici.
Naturalmente la metafora può essere applicata in qualsiasi
campo dell'esperienza umana. Girovagando per internet mi sono
imbattuta in una piacevole sorpresa, il connubio tra la teoria
scientifica e la poesia che ben si addice alla nostra
condizione (http://www.club.it/autori/libri/giuseppe.guidolin/prefazione.html):
|
 |
Apice
Noi
sulle ali dello spazio
a cavalcare
i fili del tempo
fuggendo in alto
cercando i nodi
lontani
profondi
(dentro
si muovono le ombre) |
Ciò mi
ricorda anche una delle opzioni indicate nel documento inviato
da Stefano:
Il colossale gioco di dadi
L’attività educativa è assolutamente accidentale, un colossale
gioco di dadi. Ogni momento accadono cose che sarebbero potute
capitare in altro modo e produrre un futuro diverso. Non si
conoscono le conseguenze delle nostre azioni. Dato che tutto è
“a caso”, ciò che possiamo fare e solo giocare il gioco,
pregare gli dei della fortuna e godere della buona sorte.
Ma l'effetto farfalla' non indica solo l'estrema
imprevedibilità delle nostre azioni, anzi, al contrario:
grazie alla nostra volontà e determinazione si potrebbero
imprimere direzioni sempre nuove e mirate al corso degli
eventi. Senza voler essere troppo ottimista pensavo comunque
ai piccoli effetti che potevano provocare le nostre
riflessioni e alle nuove possibilità che potevano aprirsi nel
campo non solo lavorativo ma anche umano, per l'appunto.
Adesso, però, sono assalita da terribili dubbi...
Mi sono sbagliata??? Sono, ancora una volta, invischiata in
uno sterile monologo interiore?
Mi piacerebbe sapere qualcosa di voi, ma, al limite, mi basta
anche solo sapere se i nostri messaggi (miei e dei miei due
compagni d'avventura Pietro e Stefano) vengono letti da
qualcuno.
Basta un 'Sì, CI SONO'.
CIAO
Ida
P.S.
se oltre al profilo psicologico dovesse interessarvi anche la
mia figura corporea sappiate che sono nella
foto quella in basso a destra. |
|
 |
|
|
# 13 |
20/04/04
EBBENE SI SONO SEMPRE IO PIETRO LA "ROCCIA"..............
SIAMO TUTTI QUI PER SBAGLIO. COME LEONARDO DA VINCI, L'UOMO DI
NEANDERTAL, IL SARAGO PIZZUTO E L'ACARO DELLA POLVERE. VI
SIETE MAI CHIESTI DOVE SAREMMO A QUEST'ORA SE AL MONDO NON
ESISTESSE L'ERRORE? SE DIO NON AVESSE INTACCATO LA PERFEZIONE
DEL VUOTO CON LA CREAZIONE; SE L'ELICA IMPAZZITA DEL DNA NON
AVESSE AGGANCIATO, DI TANTO IN TANTO, LA PROTEINA SBAGLIATA;
SE DANTE NON AVESSE SMARRITO LA "DRITTA VIA"; SE DAVVERO
COLOMBO FOSSE SBARCATO NELLE INDIE.....
E COME SAREBBE LA NOSTRA VITA SENZA GLI ERRORI CHE L'HANNO
PLASMATA? SAREMMO PIU' FELICI OPPURE NO?
DA SEMPRE, LA STORIA, INDIVIDUALE E COLLETTIVA, PROCEDE DI
ERRORE IN ERRORE, PERCHE' SENZA LE SVISTE, GLI INCIAMPI E I
TRANELLI DELL'IMPREVISTO L'UMANITA' NON SAREBBE MAI
PROGREDITA, ANZI, NON ESISTEREBBE NEPPURE.
ESISTERE VUOL DIRE SBAGLIARE E SBAGLIARE FA BENE ALLA VITA;
ANCHE SE, VA DA SE', ALCUNI SBAGLI SONO PIU' GIUSTI DI
ALTRI.......
E COSA NE DITE DI APPLICARE LA METODOLOGIA DIDATTICA DELLA
RICERCA DELL'ERRORE? CIO' POTREBBE ESSERE PROPEDEUTICO ALLA
METODOLOGIA DEL "FARE" MA QUESTO SARA' IL PROSSIMO TEMA.......
CERCANDO IL LATO SBAGLIATO DELLE COSE IMPAREREMO AD APPREZZARE
LA VOCAZIONE PIU' UNIVERSALE E OSTINATA CHE SI CONOSCA: QUELLA
A PRENDERE CANTONATE.......
INSIEME... ATTENDO SEGNALI DI FUMO..... TORTE IN FACCIA...
Pietro |
|
 |
|
|
# 14 |
03/05/04
Nella società complessa, più che nelle precedenti, la
professione dell'insegnante richiede la capacità di porsi una
domanda fondamentale: "qual è il futuro per la parola
cultura?". Mauro Ceruti, preside della facoltà di Lettere e
Filosofia dell'Università di Bergamo nonchè docente di
Epistemologia genetica, impegnato nella ricerca delle
dinamiche che caratterizzano la complessità, evidenzia queste
problematiche soprattutto nel suo ultimo libro Educazione e
globalizzazione.
Per Ceruti e Bocchi (co-autore del libro) dalla
globalizzazione della società, deve nascere anche una nuova
cittadinanza "planetaria" che integri e non sostituisca le
cittadinanze locali, che valorizzi le diversità ma sappia
farle convivere con equilibrio. Le istituzioni formative e
scolastiche non possono mancare all'appuntamento con la
contemporaneità, pena il completo fallimento della funzione
educativa. Ciò significherà anche affiancare alle realtà
scolastiche tradizionali le nuove forme didattiche che si
stanno sviluppando online.
Come afferma Edgar Morin "Questo libro contribuisce in maniera
significativa alle tre riforme del conoscere, del pensiero,
dell'insegnamento e, soprattutto, ci stimola a tracciare
molteplici connessioni fra queste tre riforme."
Ne deriva, per noi insegnanti, la necessità di un riesame
responsabile di ciò che deve avere la priorità e di ciò che
deve entrare a far parte del bagaglio dei così detti 'nuovi
saperi'.
Ecco le prime righe dell'introduzione:
Le istituzioni scolastiche e formative sono a un bivio.
Opereranno per aiutare la diffusione di nuovi saperi, a favore
di nuovi comuni linguaggi e di una maggiore democrazia
cognitiva, oppure si arrenderanno dinanzi all'emergere
di nuove disparità e di nuove barriere comunicative di natura
tecnocratica?
Affrontare tali questioni è quanto mai urgente e impellente.
La scuola e l'università si trovano dinanzi a una crisi del
loro obiettivo originario, che era quello di creare cittadini,
dai linguaggi relativamente omogenei, di uno stato nazionale
dall'identità ben definita. È un obiettivo che, di per sé, non
viene meno, ma che si intreccia sempre più con gli obiettivi,
tanto ambiziosi quanto ineludibili, di introdurre a nuove
forme di cittadinanza europea e planetaria: la globalizzazione
non è soltanto economica, ma anche politica e culturale. La
scuola e l'università devono perseguire questi obiettivi, che
mirano alla costruzione di contesti comuni, in una situazione
in cui gli individui sono sempre più diversificati, in cui la
multiculturalità è nei fatti prima ancora che nei progetti, in
cui le esperienze in rete aumentano la varietà delle
aspettative individuali e fanno crescere nuove forme di
microculture e talvolta anche nuove appartenenze claniche.
In
allegato
troverete una sintesi fatta dallo stesso Mauro Ceruti di
quelli che, a suo parere, sono i saperi nell'era della
globalizzazione.
CIAO
Ida |
|
 |
|
|
# 15 |
03/05/04
ciao a tutti gli iscritti!!! avrei una
proposta non indecente ma.......... formativa da costruire
insieme .....
Fantasia, creatività… prestigio
La visibilità sociale, anche il successo sociale, il prestigio
sociale, magari mai compresi prima, di certe professioni
possono essere, se giocati bene, potenti antidoti contro una
storia di insuccessi, aiutare a “sognare”, ad “osare”, a
superare la paura
Alcuni piccoli esempi.
Uno stage particolarmente “creativo” può far riprendere
motivazione al settore e allo studio: aver fatto un’esperienza
di stage non nel solito laboratorio artigianale ma arredando
le case o le barche di personaggi famosi ha fatto sì che
alcuni allievi (ben 5 su 12) di un corso del settore legno
(tradizionalmente di scarsa appetibilità per i giovani)
abbiano deciso di continuare gli studi, dopo l’acquisizione
della qualifica professionale, passando ad un percorso
scolastico in grado di assicurargli una più alta
specializzazione.
Un piccolo imprenditore di successo (un tipico self-made-man)
che accetta di insegnare in un corso di elettricisti può
incarnare un modello – di successo – motivante e, soprattutto,
dimostrare che anche in certe professioni si può arrivare a
discreti livelli di reddito (non dimentichiamo che i ragazzi
in determinati contesti sociali imparano molto presto e in
fretta che esistono altri modi, più veloci, di guadagnare
soldi) e di riconoscimento sociale (il “posto nel mondo” di
cui si parlava).
Cultura del fare, apprendere attraverso il fare… e
l’immaginazione?
Attenzione, dice qualcuno: ragazzi provenienti da una cultura
legata al “fare” possono avere difficoltà sull’impegno di tipo
cognitivo (che chiede di “astrarre” dalla realtà). In questo
richiamo ci può essere forse un suggerimento didattico
implicito: partire sempre dal “fare”, perché è la dimensione
che i ragazzi conoscono, ma per poi aiutarli anche a superare
un “ancoraggio” troppo forte alla realtà, insegnarli a
“salpare”: forse bisogna imparare a lavorare prima
sull’immaginazione e poi sul cognitivo, perché già
“immaginare” vuol dire allontanarsi dalla realtà concreta e
quotidiana, vuol dire manipolare “astrazioni”, “ipotesi”… è
possibile manipolare concetti senza immaginazione? Forse si
richiede anche uno sforzo di cambiare la nostra immagine di
“cognitivo”. Cosa è “cognitivo”? Cosa vuol dire sviluppare
“abilità cognitive”? Quali sono le abilità cognitive da
sviluppare? Qual è il “potenziale cognitivo” dei nostri
ragazzi? L’abbiamo mai esplorato? Sono domande da tenere
aperte per i prossimi CONFRONTI.
SMACK!!!! SMACK!!!! PIETRO IL GRANDE SLANCIATO VERSO IL
BASSO......
Pietro |
|
|
06/05/04
Ciao a tutti
Proviamo a dare una risposta a Pietro (alle numerose domande
che ha inviato questa mattina alla Mailing list);
La “cultura del fare”, se è intesa come abbandono dell’impegno
cognitivo (abbandono della scuola intendo), non è
evidentemente sufficiente ad una “valorizzazione della persona
umana”, e non è neppure sufficiente ad affrontare il mondo del
lavoro come dovrebbe essere affrontato.
Nel nostro territorio,la richiesta di manodopera giovane in
una struttura lavorativa dominata dalle piccole/microimprese,
favorisce l’abbandono e la sottovalutazione dell’aspetto
“cognitivo”, con risultati pesanti nella formazione
complessiva e con approcci difficoltosi alle tecnologie
necessarie per restare - o tornare ad essere – un paese
avanzato.
Se questo è vero (i dati ahimé lo confermano), diventa davvero
indispensabile comprenderne le ragioni e darsi una “regolata”
didattica.
Siamo sicuri di avere una idea chiara di quali siano gli
stimoli, i metodi, i supporti “culturali” necessari a superare
“il fare” fine a sé? O la nostra pigrizia mentale, o il dare
per scontato che i metodi utilizzati vadano comunque bene,
sono forse una delle cause delle “difficoltà sull’impegno di
tipo cognitivo” (Pietro) dei ragazzi?
Quando cominceremo a rimettere in gioco - rimetterci in gioco
- la nostra immaginazione e uscire da schemi preconcetti?
Volevo cercare di dare risposte a Pietro e mi accorgo di avere
posto altre domande… non importa: cerchiamo di darcele queste
risposte.
Il solito noioso Stefano |
|
 |
|
|
# 16 |
06/05/04
Cari Colleghi,
vi scrivo in ritardo perchè, un pò come tutti voi, sono alle
prese con le incombenze di fine anno scolastico e tra
conclusioni dei programmi, recuperi, medie e quant'altro il
tempo per organizzare i propri pensieri, riflettere sulle
esperienze, scegliere quelle che possono essere significative
all'interno di una mailing list dal titolo 'SOCIETA' COMPLESSA
E PROFESSIONI D'AIUTO'.... BEH... lascio a voi la conclusione!
Eppure c'è qualcosa che vorrei comunicarvi, sottoporre alla
vostra attenzione nel caso in cui, tra la correzione di un
compito e la stesura di relazioni finali, vi rimangano cinque
minuti per dare un'occhiata alla presente.
Sono partita con un presupposto indiscusso e dato per
acquisito, cioè quello che la professione dell'insegnante si
inserisca a pieno titolo tra le professioni d'aiuto.
Come forse ricorderete queste richiedono specifiche
competenze:
• capacità di riconoscere, comprendere e integrare i fattori
cognitivi, empatici ed emotivi, consci e inconsci, che
favoriscono e rendono incisivi i processi di cambiamento, di
apprendimento e di disapprendimento di schemi mentali e
pregiudizi;
• consapevolezza dei modi in cui gli schematismi individuali,
gruppali e sociali influenzano i giudizi operativi ;
• gestione in modo consapevole l’interazione comunicazionale,
duale e gruppale, che portano a formulare in modo efficace, il
proprio giudizio operativo;
• aggiornare la propria cultura della comunicazione empatica e
le forme di difesa pre-giudiziali.
Ora più che mai, proprio a conclusione dell'anno scolastico mi
sorge un dubbio: la nostra si può dire propriamente
professione d'aiuto?
Tra burocrazia, stress e voglia di finire al più presto,
sapremo conservare quella serenità e oculatezza indispensabili
per la formulazione di giudizi equi e finalizzati allo
sviluppo dei processi di apprendimento?
Mi è venuta voglia di scandagliare quello che è il verbo più
odiato e temuto dagli studenti :
BOCCIARE
1. riferito a persona o cosa che si presenti all'approvazione
di un collegio, respingere.
2. nel gioco delle bocce, colpire la palla avversaria per
toglierla di gioco; nel gioco delle boccette colpire con la
propria palla la palla avversaria per cercare di atterrare i
birilli che stanno al centro del biliardo.
(vocabolario Devoto-Oli)
Ne risulta la natura intrinsecamente violenta della nostra
professione che mal si concilia con l'idea dell'intervento
d'aiuto.
Da tener presente poi, dal punto di vista della complessità,
l'esigenza di considerare le innumerevoli concause che portano
al cosiddetto insuccesso scolastico (e non ultima,
l'intervento educativo stesso) e le infinite conseguenze che
una eventuale bocciatura o promozione comportano ....
Ce n'è abbastanza per rimanere annichiliti, cosa ne pensate?
CIAO
Ida |
|
|
06/05/04
Anch’io, come Ida, ho avuto molto da fare e non sono riuscito,
e mi scuso per questo, a pensare ad un messaggio da inviare a
tutti voi.
L’intervento di Ida è però così stimolante da farmi lasciare
da parte per un momento quello che sto facendo, per dare un
contributo; quanto puntuale nei contenuti non so, ma
prendetelo per buono.
Dunque sul “bocciare”, e sul bocciare come diritto-dovere in
una professione d’aiuto come, per definizione, dovrebbe essere
l’insegnamento; e bocciare come “respingere, togliere dal
gioco, escludere dal percorso, selezionare”.
Così inteso richiede grande professionalità, sicurezza,
coscienza di sé, capacità di valutazione (e di autovalutazione
? ).
Come formatore, nell’ambito della formazione professionale,
ritengo che “l’aiuto” debba essere l’aspetto dominante, e non
solo a fronte di una attività dell’allievo definita o di una
figura professionale da raggiungere con la partecipazione ad
un Corso, ma anche riferito all’inserimento dei giovani nel
mondo del lavoro e, in senso più lato, nella società.
E, come formatore, sono libero dalla “necessità” che gli
insegnanti della scuola, a volte, hanno appunto di bocciare.
Da un certo punto di vista, questa “libertà”mi evita
“l’annichilimento”
(condivido con Ida questa parola); da un altro punto di vista,
questa “libertà”, impone, nel rapporto con gli allievi, una
maggiore responsabilità e un forte coinvolgimento personale
del formatore perché si possa raggiungere il successo finale
dell’intervento formativo; coinvolgimento che, forse, gli
insegnanti della scuola “tradizionale” non hanno: se,
naturalmente, la la formazione professionale, è fatta e intesa
davvero come professione d’aiuto.
E’ vero questo? O la mia riflessione fatta di corsa è poco
attendibile?
Ciao a tutti.
Stefano |
|
 |
|
|
# 17 |
11/06/04
LA VALUTAZIONE: VERIFICARE NON SOLO CIò
CHE UNO SA, "MA ANCHE CIò
CHE SA FARE CON QUELLO CHE SA" (Comoglio - La valutazione
autentica).
E' il momento giusto per approfondire la tematica della
valutazione..... sarò breve....... uno degli aspetti della
valutazione è strettamente legato al processo di realizzazione
dei compiti (almeno nella formazione professionale), secondo
la prospettiva di "CIò
CHE SO FARE CON CIò
CHE SO":
Poiché una delle considerazioni di partenza è che
l'apprendimento non si dimostra con l'accumulo di nozioni fine
a se stesse, ma con la capacità di utilizzare e trasferire
tali nozioni in contesti reali.
Una modalità di valutazione che attraverso prove simulate vada
a verificare la capacità di trasferire alcune conoscenze ed
abilità in contesti di vita reale.
In tal senso molto utili sono i riferimenti delle prove ISFOL
per Obbligo Formativo apprendistato e le ricerche INVALSI - le
abilità della vita - .
BUON LAVORO A TUTTI E VALUTATE GENTE VALUTATE...........
CIAO
Pietro |
|
 |
|
|
# 18 |
25/02/04
ALOA A TUTTI!!!!!!! IN ATTESA DELLE AGOGNATE VACANZE UN'ULTIMA
ALABARDATA......... EBBENE SI................... ACCENNO
QUALCOSA SUL:
DISEGNO PLURIDIMENSIONALE DELLA "VALUTAZIONE" (2a PUNTATA)
QUESTO DISEGNO TIENE CONTO SIA DI ASPETTI QUANTITATIVI CHE
QUALITATIVI, INTEGRANDO VARIE STRATEGIE E STRUMENTI CHE
PERMETTONO DI ACCERTARE L'APPRENDIMENTO IN UNA PROSPETTIVA
PIU' COMPLESSIVA:
1. VALUTAZIONE E SUCCESSO FORMATIVO
2. VALUTAZIONE E PEDAGOGIA DEL COMPITO
3. VALUTAZIONE E PERSONALIZZAZIONE
SE NELLE CALDE NOTTI ESTIVE VI VENISSE QUALCHE MALINCONIA
SCOLASTICA POTRESTE CONSULTARE PER MAGGIORI APPROFONDIMENTI:
WWW.SPOF.IT
WWW.EDUCAZIONELAVORO.COM
WWW.GUIDACREDITO.COM
WWW.ISFOL.IT
BUONE VACANZE A TUTTI!!!!!! CONTINUA ....... |
|
 |
|
|
|