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I siti consigliati dalla lista...

# 1

23/02/04
Benvenuto nella lista: e-mail: napoanet.sviluppi.professionali@domeus.it
Da oggi fai parte di NAPOAnet, una delle iniziative del progetto Napoa 2, “Nuovi Apprendimenti per l’organizzazione che apprende”.
A partire da oggi riceverai, almeno una volta alla settimana, una mail da parte del team di moderatori di questa mailing list sulla tematica che hai scelto, che sarà così articolata:
1) La società complessa e le professioni di aiuto (Ida)
2) La formazione professionale nel sistema scolastico riformato e la sua integrazione con il sistema produttivo (Stefano)
3) L'approccio metodologico alla formazione professionale (Pietro)
4) ……………………………………………………………….
Questo elenco contiene una riga vuota: è lo spazio per gli spunti e le idee che nasceranno dalla nostra interazione! Siamo sicuri che saremo in grado non solo di riempire quella riga vuota, ma anche di aggiungerne molte altre!
Il team di moderatori è costituito da:
1. IDA NINNI, docente di SCIENZE SOCIALI presso l’Istituto Superiore G. Falcone di Bergamo, e-mail ininni@tin.it
2. STEFANO BORANI Responsabile del Sistema Qualità e Attività di ENGIM Bergamo; coordinatore Corsi FSE, Docente di MATERIE TECNICHE;
e-mail stefano.borani@engimbergamo.it
3. PIETRO MELCHIOTTI Docente ENAIP Lovere e-mail pietro.melchiotti@enaip.lombardia.it
Ti inviamo i file delle regole della nostra mailing list (Netiquette) in 3 formati:
Acrobat (pdf)
Word (doc)
testuale (txt)
In questo modo siamo sicuri che potrai scaricarne almeno una versione!
I prossimi allegati saranno tutti in formato microsoft word XP(.doc), in quanto conterranno a volte anche delle immagini, impossibili da inserire in file di tipo testuale.
Ti preghiamo pertanto di provare subito a scaricare il file allegato in formato word e di segnalarci eventuali problemi di visualizzazione!
In caso ci siano problemi ci rivolgeremo al supporto tecnico per risolverli!!!
Per qualsiasi chiarimento puoi nel frattempo scrivere a uno dei moderatori…
… ma solo dopo aver letto la Netiquette!!!

A presto
Il team di moderatori:
Ida Ninni
Stefano Borani
Pietro Melchiotti

# 2

25/02/04
Dopo una riunione dei moderatori del tema al quale avete aderito, gli stessi hanno pensato di inviarvi una prima proposta, sperando di solleticare la vostra curiosità ed avere un primo giro di risposte sul quale costruire lo sviluppo successivo.
Abbiamo pensato fosse meglio non inviarvi un pacco di documenti e di allegati, ma di fare, con uno (speriamo) spirito costruttivista (!!!), un diagramma contenente alcune considerazioni che richiedono (ancora speriamo) interventi che lo continuino.
Il diagramma è molto e volutamente semplice: le vostre risposte ci daranno la possibilità di costruire con voi, allargando i contenuti dei sottotemi, un sistema di informazioni e di documentazioni che soddisfino, o tentino di farlo, il tema centrale.
Speriamo che i sottotemi siano da voi considerati, come noi consideriamo, tra di loro collegati, e che i vostri contributi e il materiale che sarà raccolto, seguano un percorso che ci faccia raggiungere lo scopo previsto dal progetto.
Vi inviamo un allegato riferito ad un sottotema; nei prossimi giorni ne invieremo altri riferiti ai sottotemi che ora mancano e attendiamo una vostra reazione.
I moderatori di SVILUPPI PROFESSIONALI
Ida Stefano Pietro
  08/03/04
Buon giorno a tutti
I moderatori stanno verificando la mancanza di risposte a quelli che ritenevamo messaggi iniziali per provocare una discussione. Forse abbiamo sbagliato approccio e ci toccherà rivedere la cosa.
Intanto inviamo a tutti una
risposta pervenuta e un tentativo di proseguimento. E' possibile avere dagli iscritti almeno una valutazione sulla validità del tema e un giudizio su come i moderatori hanno inteso iniziare (volutamente leggeri)?
Stefano
  11/03/04
Vi allego l'
intervento inviatomi perchè tutti possiate prenderlo in considerazione e dare approfondimenti. Ho aggiunto una mia considerazione e un documento che tutti voi certamente conoscerete, ma che vale comunque la pena di rileggere, di contestare anche, se é il caso, ma il cui interesse é fuori discussione (almeno per me).
Buona giornata e buon lavoro a tutti
il moderatore Stefano Borani

# 3

01/03/04
Caro collega,
secondo una visione ottimistica la tecnologia e in particolare il computer, porterà una nuova era di libertà in cui il lavoro noioso e ripetitivo sarà completamente cancellato. La nostra identità lavorativa diverrà meno importante, ci sarà molta più possibilità di scelta su quando e dove lavorare, la differenza tra lavoro/non lavoro/tempo libero diverrà sempre più sfumata. Una vera età dell'oro, insomma, i cui primi segnali sono già evidenti: l'inizio del lavoro nella seconda metà dei vent'anni, il pensionamento precoce, il lavoro part-time, le occupazioni in job-sharing (il tempo pieno viene ripartito tra due persone che in tal modo lavorano a tempo ridotto), etc.
Ma si tratta di una visione ottimistica smentita per il momento da altri sintomi la cui lista sarebbe così lunga che lasciamo a te la sua compilazione.
Con il modello allegato ti proponiamo alcune riflessioni sulla nostra società e sulle cosiddette professioni d'aiuto.
Attendiamo un feedback da parte tua con la speranza che l'accostamento delle letture proposte possa aver stimolato riflessioni e suscitato interesse. Nel caso contrario sono graditi anche suggerimenti e critiche.
Saluti da Ida Stefano Pietro

# 4

04/03/04
Cari Colleghi
Vi invio in allegato il diagramma ad albero completato da alcune osservazioni provocatorie nel senso buono, vediamo che stimoli potrà dare.....
Buon lavoro!!! Se ci sono osservazioni fatemelo presente.
Ciao Pietro Melchiotti

#

12/03/04
Credo che sia una buona strada quella di chiarire il contesto di riferimento per docenti-formatori, senza un comune contesto di riferimento non si può dialogare o meglio, senza discutere quel contesto di riferimento non si può proseguire!

Mi interesserebbe sviluppare la parte Società complessa e professioni d'aiuto.
Mi chiedo se sia possibile chiarire le modalità attraverso le quali intervenire, se aggiungere riflessioni nel file allegato o risposte in altro modo. Io ho provato a tratteggiare un aspetto che mi pare manchi molto nella scuola, quello della metodologia del cooperative learning, ma mi chiedo se è così che era previsto il lavoro insieme.. Grazie
Delia Fontana
  13/03/04
Cara Delia, io credo tu possa scegliere la forma di contributo che ritieni più opportuna; e mi pare anche che l'argomento nel quale intendi intervenire sia perfettamente coerente con il contesto del tema proposto; attendiamo quindi il tuo contenuto che sarà condiviso.
a presto
Stefano Borani

# 5

13/03/04
Cari Colleghi
Ringrazio anzitutto Delia per aver evidenziato una delle possibili difficoltà incontrate dalla lista nel produrre e rispondere ai contributi che noi moderatori vi inviamo. Non era nostra intenzione vincolare la forma delle risposte, per cui ritenetevi liberi di intervenire come volete e, anzi, inviateci qualche segnale (anche di critica!) circa il discorso che stiamo cercando di costruire.
‘Il nostro bisogno di civilizzazione implica il bisogno di una civilizzazione della nostra mente.’
Vorrei partire da questa frase inserita nel mio intervento dell’1-3 (a proposito, ho dimenticato di citarne la fonte, si tratta di Edgar Morin) per commentare il tragico evento che ha segnato la giornata dell’11-3, le bombe che hanno tolto la vita a 200 persone e tolto il fiato a milioni di individui. Ancora una volta è purtroppo la tragedia a ricordarci cosa significa ‘società complessa’, una società in cui anche la guerra, il terrorismo diventano automaticamente fenomeni globali di cui è difficile trovare le cause, i colpevoli, i rimedi. Il sentirsi ‘tutti europei’, ‘tutti americani’, ‘tutti occidentali’, il sentimento di identità nazionale e internazionale che ci accomuna svelando le interconnessioni tra i comportamenti politici, economici, culturali, da un lato mette in luce la nostra forza, dall’altro rivela la nostra impotenza e ci induce alla de-responsabilizzazione: cosa posso farci?
Eppure, secondo me, noi insegnanti possiamo far molto se la strada è quella suggerita da Edgar Morin, ossia quella della civilizzazione della nostra mente. Questo può essere possibile se si rivaluta la nostra professione evidenziando le sue potenzialità formative, individuando la sua specificità in quanto ‘relazione d’aiuto’.
La costruzione di relazioni significative può essere l’avvio verso la costruzione di identità più complete di quelle che attualmente contraddistinguono la tendenza verso l’individualismo tipica della nostra società.
Può essere questa la strada per cui l’identità europea e occidentale diviene identità umana?
Ciao a tutti.
Ida Ninni

# 6

13/03/04
"Il tempo ha cessato di esistere lo spazio è svanito. Ormai viviamo in un Villaggio Globale dove tutto accade all’istante".
La frase di Marshall McLuhan sembra riferirsi alla Rete e i suoi abitanti, ai navigatori, a noi stessi. Eppure il testo risale al 1967. Della stessa epoca e dello stesso autore è lo slogan che ancor meglio ritrae l'attuale mondo della comunicazione:
"il medium è il messaggio"
Cari amici, come dire che non importa cosa ci diciamo ma come ce lo comunichiamo, in questo caso ciò che conta è utilizzare la rete per stabilire contatti più o meno virtuali e, forse, intraprendere una gara, l'ennesima competizione: il premio tocca a chi riesce a fare più audience .
Confesso che mi sento poco competitiva, ma gareggiare non è il mio scopo anche se, ogni tanto, mi farebbe piacere ricevere il famoso feedback.
Quello che mi interessa in prima istanza è cercare di capire come gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione possono contribuire a migliorare la nostra professione (d'aiuto?) e la nostra società.
«Viviamo in un mondo in cui la pluralità delle voci che compongono il panorama culturale fa riferimento a sistemi di pensiero, criteri di giudizio, valutazioni etiche eterogenei. Il cittadino del villaggio globale si abitua a vivere in mezzo ad una pletora di messaggi contraddittori, da cui originano orientamenti valoriali divergenti, in una sorta di neutralizzazione reciproca di ogni norma, che cessa di essere un fatto collettivo per diventare sempre più un’elaborazione personale: la voce del papa si sovrappone a quella di una rock star; i messaggi del Presidente della Repubblica si confondono con il gossip dei rotocalchi. La babele culturale che si viene così a determinare produce quella cultura del frammento, del patchwork, del quotidiano, celebrata dal postmodernismo, che fa della mancanza di ordine e coerenza la propria bandiera».
(C. GIACCARDI – M. MAGATTI, La globalizzazione non è un destino. Mutamenti strutturali ed esperienze soggettive nell’età contemporanea, Laterza, Roma-Bari 2001, pg. 85).
La mancanza di ordine, di coerenza, di razionalità è il pericolo che corriamo anche noi che dovremmo fare della comunicazione lo strumento privilegiato dell'intervento educativo. Il ricorso alle nuove tecnologie sembra persino accelerare il processo di perdita di senso del nostro comunicare e viene voglia di rifugiarsi nella ‘preistorica’ ma sempre efficace oralità.
Attendo sempre le vostre risposte anche se so che…
Val sempre la pena di fare una domanda ma non sempre di darle una risposta
OSCAR WILDE, Aforismi
CIAO
Ida

# 7

25/03/04
Dopo una riunione dei moderatori del tema al quale avete aderito, gli stessi hanno pensato di inviarvi una prima proposta, sperando di solleticare la vostra curiosità ed avere un primo giro di risposte sul quale costruire lo sviluppo successivo.
Abbiamo pensato fosse meglio non inviarvi un pacco di documenti e di allegati, ma di fare, con uno (speriamo) spirito costruttivista (!!!), un diagramma contenente alcune considerazioni che richiedono (ancora speriamo) interventi che lo continuino.
Il diagramma è molto e volutamente semplice: le vostre risposte ci daranno la possibilità di costruire con voi, allargando i contenuti dei sottotemi, un sistema di informazioni e di documentazioni che soddisfino, o tentino di farlo, il tema centrale.
Speriamo che i sottotemi siano da voi considerati, come noi consideriamo, tra di loro collegati, e che i vostri contributi e il materiale che sarà raccolto, seguano un percorso che ci faccia raggiungere lo scopo previsto dal progetto.
Vi inviamo un allegato riferito ad un sottotema; nei prossimi giorni ne invieremo altri riferiti ai sottotemi che ora mancano e attendiamo una vostra reazione.
I moderatori di SVILUPPI PROFESSIONALI
Ida Stefano Pietro


Ricominciamo!
Quanto è scritto sopra, è stato il primo tentativo di intervento per aprire un discorso possibile e per stuzzicare la curiosità di chi si è iscritto alla Mailing; abbiamo, nei primi allegati, adottato una forma un po’ particolare che può essere, implicitamente, rigida.
Bene, proviamo ad uscirne e a destrutturare gli interventi.
Finora le risposte avute dagli iscritti sono state, anche se notevoli di contenuto, molto poche e non ci consentono, quindi, di impostare un discorso che coinvolga tutta la lista e che sia coerente con il tema proposto.
Vorremmo anche, attraverso le vostre risposte. comprendere quali sono le linee di interesse suscitate dal tema e dai sottotemi che i moderatori hanno ritenuto di sviluppare, per poter arrivare ad un “prodotto” finale utilizzabile nelle esperienze personali di tutti.
L’invito è quindi di partecipare nel modo che ritenete più utile e produttivo.
(vorremmo anche sapere, se possibile, quanti degli iscritti alla lista ricevono questi messaggi e l’unico modo per saperlo è attraverso le vostre risposte)
Ciao a tutti
P.S. Se i nuovi iscritti alla lista desiderano avere i materiali finora prodotti, sarà nostra cura inviarli
Ida Stefano Pietro

# 8

29/03/04
Riflessione fatta a seguito di una discussione domenicale tra amici e proposta alla lista come contributo:
A fronte di una congiuntura economica (e culturale ) non proprio delle migliori e con riferimento al sistema formativo, che non è di secondaria importanza nel contesto generale di decadimento industriale, si pone il problema della definizione del sistema formativo nel suo complesso che non è più, o non solo, quello di delineare i ruoli e i saperi che devono rispondere esattamente alle figure e alle professionalità di tipo industriale.
Le necessità è di operare dentro contesti più ampi nei quali i processi di formazione seguano percorsi di apprendimento e socializzazione dove le soggettività possano interpretare autonomamente ruoli e spazi sociali.
Il sistema formativo deve dunque, a parere dei partecipanti alla discussione di cui all’inizio del discorso, fare un salto di qualità e stabilire un modello teorico che abbia attenzione ad alcuni fenomeni sociali e formativi di natura strategica che possono essere:
- La costante evoluzione del sistema produttivo e dell’organizzazione del lavoro
- L’esigenza di erogare un servizio formativo di QUALITA’ capace di rispondere alle richieste di un’utenza sempre più diversificata
- Il mutamento di ruolo della formazione: non più solo”addestramento”o aggiornamento professionale, ma crescita globale della persona
- La consapevolezza dell’importanza strategica dello sviluppo delle competenze che non siano più solo tecniche ma complessivamente “culturali”
Quindi:
Il soggetto in formazione inteso come attore cui riconoscere il diritto all’accesso alle competenze come condizione di cittadinanza oltre che come requisito all’accesso al lavoro.
La riflessione, ammesso che lo sia,e lo sia in modo organizzato, é di questa mattina; mi è sembrato utile condividerla con tutti voi. Ciao a tutti.
Stefano

P.S. a chi interessa approfondire un buon riferimento è:
“ Ripensare l’agire formativo: dall’accreditamento alla qualità pedagogica”
a cura di Claudia Montedoro
ISFOL Strumenti e ricerche - Franco Angeli 2001

# 9

29/03/04
Aloa!!!!! Giovanotti e Signorine,
vi ricordate quando eravate giovani???? Ecco facciamo un tuffo nel passato...
Tenetevi forte perchè il massaggio WATSU è sempre in agguato!!!! Scherzi a parte per affrontare il tema delle metodologie nelle scuole professionali penso sia utile partire dagli utenti: GLI ADOLESCENTI!!!!!!!! Capire il loro mondo ci potrà aiutare........
L'adolescenza ci mette in crisi e attacca le nostre sicurezze dogmatiche, in merito alle nostre strategie di intervento (psicologico, pedagogico, psicoterapeutico) ed alle nostre teorie di formazione.
Dato che da niente si impara tanto quanto da ciò che ci mette in crisi, l'adolescenza è l'età che può insegnare molte cose all'adolescente stesso, all'operatore/trice, ai genitori ed agli adulti in generale.
Si possono adottare due approcci complementari: raccontare alcuni casi, che si ritengono emblematici, oppure descrivere la popolazione di adolescenti che frequenta l'obbligo formativo.
Vi allego un mio caso un po' speciale!!!!!

Per quanto riguarda la descrizione del caso, l’obiettivo da conseguire è quello di fornire il ritratto di un adolescente-tipo, le cui caratteristiche si ritengono rappresentative di un certo gruppo. Con i formatori si dovrebbe fare una discussione preliminare per individuare gli adolescenti-tipo, che possono essere tali rispetto ad alcune variabili significative (comportamenti sociali, impegno nell’apprendere, ecc.).
La descrizione andrebbe compiuta tenendo conto degli aspetti sopra indicati e mettendo in evidenza le strategie formative e pedagogiche adottate dai formatori e dalle formatrici per affrontare le problematiche vissute dagli adolescenti nel CFP

Pietro

# 10

29/03/04
Riprendendo il mio intervento di settimana scorsa (L’esigenza di erogare un servizio formativo di QUALITA’…..)
Voglio lanciare una provocazione che mi pare possa essere efficace vista la tendenza (necessità) di introdurre Sistemi di Qualità negli Istituti scolastici e di Formazione.
Alcuni pensano che i suddetti sistemi siano di applicazione al Prodotto e quindi prettamente di tipo aziendale e poco applicabili ad un sistema scolastico.
Nelle Aziende che applicano coerentemente i SQ, le Risorse Umane sono intese come la principale risorsa;
Può essere questo concetto riferito agli operatori scolastici, agli studenti, ai dirigenti?
Possiamo intendere come CLIENTI tutti coloro che operano nei sistemi di istruzione e formativi?
Infine, quali strategie di Azienda possono efficacemente essere introdotte nella Scuola e nella Formazione?
Stefano

# 11

16/04/04
Al rientro dalle vacanze, rieccomi a proporre un messaggio agli iscritti alla Mailing list – Sviluppi Professionali – seguendo la traccia degli aspetti formativi.
In un Corso di Formazione Formatori, mi hanno fatto lavorare su questa pagina che propongo a tutti per conoscere le risposte che dareste al quesito proposto; mi sembra carino e anche utile.
Vogliamo provare?
Stefano
N.B. la pagina è in allegato
Ciao a tutti

# 12

16/04/04
Cari Colleghi,
penso che sia giunto il momento di approfondire la reciproca conoscenza.
Che mi chiamo Ida Ninni e che insegno Scienze sociali lo sapete già. Quello che ancora non vi ho detto ma che avrete potuto facilmente intuire è che le scienze sociali e, in genere, tutto ciò che riguarda la conoscenza dell'Uomo è anche la mia passione, il mio hobby, il mio relax.
Penserete di me che sono un tipo piuttosto monotono, maniacale e unidirezionale e forse avete ragione, ma nonostante la parzialità dell'interesse generale in realtà sotto l'etichetta Scienze dell'Uomo c'è anche troppo... e naturalmente il tempo non basta mai per approfondire. Insomma, lo studio è il mio lavoro ed anche il mio tempo libero e questo finisce per limitare notevolmente la cura dei rapporti umani!
Ho iniziato l'avventura della mailing list per contrastare una certa tendenza alla 'chiusura' e al solipsismo; mi son detta che sarebbe stato interessante dare una svolta in funzione di un arricchimento che poteva derivare dallo scambio di opinioni tra colleghi, soprattutto per ciò che riguarda la nostra professionalità (perennemente in crisi... ma non voglio lamentarmi!). Il tutto sperimentando l'utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici .
La categoria della complessità mi è sembrata particolarmente 'azzeccata' per indicare il nuovo contesto in cui ci troviamo ad operare (in senso scolastico, multimediale, sociale, ecc..).
Una delle metafore più utilizzate in questa teoria è il cosiddetto 'effetto farfalla' che governa la 'dinamica del caos': una causa tanto piccola quale il battito di ali di una farfalla può influenzare, da qui a pochi giorni o a pochi mesi, il tempo atmosferico dell'intero pianeta. A parità di tutte le altre condizioni, il divario apportato alla traiettoria iniziale dalla piccola perturbazione si raddoppia ogni tre giorni. Ciò indica fino a qual punto cause microscopiche siano in grado di generare effetti macroscopici.
Naturalmente la metafora può essere applicata in qualsiasi campo dell'esperienza umana. Girovagando per internet mi sono imbattuta in una piacevole sorpresa, il connubio tra la teoria scientifica e la poesia che ben si addice alla nostra condizione (http://www.club.it/autori/libri/giuseppe.guidolin/prefazione.html):
 

Apice
Noi
sulle ali dello spazio
a cavalcare
i fili del tempo
fuggendo in alto
cercando i nodi
lontani
profondi
(dentro
si muovono le ombre)

Ciò mi ricorda anche una delle opzioni indicate nel documento inviato da Stefano:
Il colossale gioco di dadi
L’attività educativa è assolutamente accidentale, un colossale gioco di dadi. Ogni momento accadono cose che sarebbero potute capitare in altro modo e produrre un futuro diverso. Non si conoscono le conseguenze delle nostre azioni. Dato che tutto è “a caso”, ciò che possiamo fare e solo giocare il gioco, pregare gli dei della fortuna e godere della buona sorte.

Ma l'effetto farfalla' non indica solo l'estrema imprevedibilità delle nostre azioni, anzi, al contrario: grazie alla nostra volontà e determinazione si potrebbero imprimere direzioni sempre nuove e mirate al corso degli eventi. Senza voler essere troppo ottimista pensavo comunque ai piccoli effetti che potevano provocare le nostre riflessioni e alle nuove possibilità che potevano aprirsi nel campo non solo lavorativo ma anche umano, per l'appunto. Adesso, però, sono assalita da terribili dubbi...
Mi sono sbagliata??? Sono, ancora una volta, invischiata in uno sterile monologo interiore?
Mi piacerebbe sapere qualcosa di voi, ma, al limite, mi basta anche solo sapere se i nostri messaggi (miei e dei miei due compagni d'avventura Pietro e Stefano) vengono letti da qualcuno.
Basta un 'Sì, CI SONO'.
CIAO
Ida
P.S.
se oltre al profilo psicologico dovesse interessarvi anche la mia figura corporea sappiate che sono nella foto quella in basso a destra.

# 13

20/04/04
EBBENE SI SONO SEMPRE IO PIETRO LA "ROCCIA"..............
SIAMO TUTTI QUI PER SBAGLIO. COME LEONARDO DA VINCI, L'UOMO DI NEANDERTAL, IL SARAGO PIZZUTO E L'ACARO DELLA POLVERE. VI SIETE MAI CHIESTI DOVE SAREMMO A QUEST'ORA SE AL MONDO NON ESISTESSE L'ERRORE? SE DIO NON AVESSE INTACCATO LA PERFEZIONE DEL VUOTO CON LA CREAZIONE; SE L'ELICA IMPAZZITA DEL DNA NON AVESSE AGGANCIATO, DI TANTO IN TANTO, LA PROTEINA SBAGLIATA; SE DANTE NON AVESSE SMARRITO LA "DRITTA VIA"; SE DAVVERO COLOMBO FOSSE SBARCATO NELLE INDIE.....
E COME SAREBBE LA NOSTRA VITA SENZA GLI ERRORI CHE L'HANNO PLASMATA? SAREMMO PIU' FELICI OPPURE NO?
DA SEMPRE, LA STORIA, INDIVIDUALE E COLLETTIVA, PROCEDE DI ERRORE IN ERRORE, PERCHE' SENZA LE SVISTE, GLI INCIAMPI E I TRANELLI DELL'IMPREVISTO L'UMANITA' NON SAREBBE MAI PROGREDITA, ANZI, NON ESISTEREBBE NEPPURE.
ESISTERE VUOL DIRE SBAGLIARE E SBAGLIARE FA BENE ALLA VITA; ANCHE SE, VA DA SE', ALCUNI SBAGLI SONO PIU' GIUSTI DI ALTRI.......
E COSA NE DITE DI APPLICARE LA METODOLOGIA DIDATTICA DELLA RICERCA DELL'ERRORE? CIO' POTREBBE ESSERE PROPEDEUTICO ALLA METODOLOGIA DEL "FARE" MA QUESTO SARA' IL PROSSIMO TEMA.......
CERCANDO IL LATO SBAGLIATO DELLE COSE IMPAREREMO AD APPREZZARE LA VOCAZIONE PIU' UNIVERSALE E OSTINATA CHE SI CONOSCA: QUELLA A PRENDERE CANTONATE.......
INSIEME... ATTENDO SEGNALI DI FUMO..... TORTE IN FACCIA...
Pietro

# 14

03/05/04
Nella società complessa, più che nelle precedenti, la professione dell'insegnante richiede la capacità di porsi una domanda fondamentale: "qual è il futuro per la parola cultura?". Mauro Ceruti, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bergamo nonchè docente di Epistemologia genetica, impegnato nella ricerca delle dinamiche che caratterizzano la complessità, evidenzia queste problematiche soprattutto nel suo ultimo libro Educazione e globalizzazione.
Per Ceruti e Bocchi (co-autore del libro) dalla globalizzazione della società, deve nascere anche una nuova cittadinanza "planetaria" che integri e non sostituisca le cittadinanze locali, che valorizzi le diversità ma sappia farle convivere con equilibrio. Le istituzioni formative e scolastiche non possono mancare all'appuntamento con la contemporaneità, pena il completo fallimento della funzione educativa. Ciò significherà anche affiancare alle realtà scolastiche tradizionali le nuove forme didattiche che si stanno sviluppando online.
Come afferma Edgar Morin "Questo libro contribuisce in maniera significativa alle tre riforme del conoscere, del pensiero, dell'insegnamento e, soprattutto, ci stimola a tracciare molteplici connessioni fra queste tre riforme."
Ne deriva, per noi insegnanti, la necessità di un riesame responsabile di ciò che deve avere la priorità e di ciò che deve entrare a far parte del bagaglio dei così detti 'nuovi saperi'.
Ecco le prime righe dell'introduzione:
Le istituzioni scolastiche e formative sono a un bivio. Opereranno per aiutare la diffusione di nuovi saperi, a favore di nuovi comuni linguaggi e di una maggiore democrazia cognitiva, oppure si arrenderanno dinanzi all'emergere
di nuove disparità e di nuove barriere comunicative di natura tecnocratica?
Affrontare tali questioni è quanto mai urgente e impellente.
La scuola e l'università si trovano dinanzi a una crisi del loro obiettivo originario, che era quello di creare cittadini, dai linguaggi relativamente omogenei, di uno stato nazionale dall'identità ben definita. È un obiettivo che, di per sé, non viene meno, ma che si intreccia sempre più con gli obiettivi, tanto ambiziosi quanto ineludibili, di introdurre a nuove forme di cittadinanza europea e planetaria: la globalizzazione non è soltanto economica, ma anche politica e culturale. La scuola e l'università devono perseguire questi obiettivi, che mirano alla costruzione di contesti comuni, in una situazione in cui gli individui sono sempre più diversificati, in cui la multiculturalità è nei fatti prima ancora che nei progetti, in cui le esperienze in rete aumentano la varietà delle aspettative individuali e fanno crescere nuove forme di microculture e talvolta anche nuove appartenenze claniche.

In
allegato troverete una sintesi fatta dallo stesso Mauro Ceruti di quelli che, a suo parere, sono i saperi nell'era della globalizzazione.
CIAO
Ida

# 15

03/05/04
ciao a tutti gli iscritti!!! avrei una
proposta non indecente ma.......... formativa da costruire insieme .....
Fantasia, creatività… prestigio
La visibilità sociale, anche il successo sociale, il prestigio sociale, magari mai compresi prima, di certe professioni possono essere, se giocati bene, potenti antidoti contro una storia di insuccessi, aiutare a “sognare”, ad “osare”, a superare la paura
Alcuni piccoli esempi.
Uno stage particolarmente “creativo” può far riprendere motivazione al settore e allo studio: aver fatto un’esperienza di stage non nel solito laboratorio artigianale ma arredando le case o le barche di personaggi famosi ha fatto sì che alcuni allievi (ben 5 su 12) di un corso del settore legno (tradizionalmente di scarsa appetibilità per i giovani) abbiano deciso di continuare gli studi, dopo l’acquisizione della qualifica professionale, passando ad un percorso scolastico in grado di assicurargli una più alta specializzazione.
Un piccolo imprenditore di successo (un tipico self-made-man) che accetta di insegnare in un corso di elettricisti può incarnare un modello – di successo – motivante e, soprattutto, dimostrare che anche in certe professioni si può arrivare a discreti livelli di reddito (non dimentichiamo che i ragazzi in determinati contesti sociali imparano molto presto e in fretta che esistono altri modi, più veloci, di guadagnare soldi) e di riconoscimento sociale (il “posto nel mondo” di cui si parlava).
Cultura del fare, apprendere attraverso il fare… e l’immaginazione?
Attenzione, dice qualcuno: ragazzi provenienti da una cultura legata al “fare” possono avere difficoltà sull’impegno di tipo cognitivo (che chiede di “astrarre” dalla realtà). In questo richiamo ci può essere forse un suggerimento didattico implicito: partire sempre dal “fare”, perché è la dimensione che i ragazzi conoscono, ma per poi aiutarli anche a superare un “ancoraggio” troppo forte alla realtà, insegnarli a “salpare”: forse bisogna imparare a lavorare prima sull’immaginazione e poi sul cognitivo, perché già “immaginare” vuol dire allontanarsi dalla realtà concreta e quotidiana, vuol dire manipolare “astrazioni”, “ipotesi”… è possibile manipolare concetti senza immaginazione? Forse si richiede anche uno sforzo di cambiare la nostra immagine di “cognitivo”. Cosa è “cognitivo”? Cosa vuol dire sviluppare “abilità cognitive”? Quali sono le abilità cognitive da sviluppare? Qual è il “potenziale cognitivo” dei nostri ragazzi? L’abbiamo mai esplorato? Sono domande da tenere aperte per i prossimi CONFRONTI.
SMACK!!!! SMACK!!!! PIETRO IL GRANDE SLANCIATO VERSO IL BASSO......
Pietro
  06/05/04
Ciao a tutti
Proviamo a dare una risposta a Pietro (alle numerose domande che ha inviato questa mattina alla Mailing list);
La “cultura del fare”, se è intesa come abbandono dell’impegno cognitivo (abbandono della scuola intendo), non è evidentemente sufficiente ad una “valorizzazione della persona umana”, e non è neppure sufficiente ad affrontare il mondo del lavoro come dovrebbe essere affrontato.
Nel nostro territorio,la richiesta di manodopera giovane in una struttura lavorativa dominata dalle piccole/microimprese, favorisce l’abbandono e la sottovalutazione dell’aspetto “cognitivo”, con risultati pesanti nella formazione complessiva e con approcci difficoltosi alle tecnologie necessarie per restare - o tornare ad essere – un paese avanzato.
Se questo è vero (i dati ahimé lo confermano), diventa davvero indispensabile comprenderne le ragioni e darsi una “regolata” didattica.
Siamo sicuri di avere una idea chiara di quali siano gli stimoli, i metodi, i supporti “culturali” necessari a superare “il fare” fine a sé? O la nostra pigrizia mentale, o il dare per scontato che i metodi utilizzati vadano comunque bene, sono forse una delle cause delle “difficoltà sull’impegno di tipo cognitivo” (Pietro) dei ragazzi?
Quando cominceremo a rimettere in gioco - rimetterci in gioco - la nostra immaginazione e uscire da schemi preconcetti?
Volevo cercare di dare risposte a Pietro e mi accorgo di avere posto altre domande… non importa: cerchiamo di darcele queste risposte.
Il solito noioso Stefano

# 16

06/05/04
Cari Colleghi,
vi scrivo in ritardo perchè, un pò come tutti voi, sono alle prese con le incombenze di fine anno scolastico e tra conclusioni dei programmi, recuperi, medie e quant'altro il tempo per organizzare i propri pensieri, riflettere sulle esperienze, scegliere quelle che possono essere significative all'interno di una mailing list dal titolo 'SOCIETA' COMPLESSA E PROFESSIONI D'AIUTO'.... BEH... lascio a voi la conclusione!
Eppure c'è qualcosa che vorrei comunicarvi, sottoporre alla vostra attenzione nel caso in cui, tra la correzione di un compito e la stesura di relazioni finali, vi rimangano cinque minuti per dare un'occhiata alla presente.
Sono partita con un presupposto indiscusso e dato per acquisito, cioè quello che la professione dell'insegnante si inserisca a pieno titolo tra le professioni d'aiuto.
Come forse ricorderete queste richiedono specifiche competenze:
• capacità di riconoscere, comprendere e integrare i fattori cognitivi, empatici ed emotivi, consci e inconsci, che favoriscono e rendono incisivi i processi di cambiamento, di apprendimento e di disapprendimento di schemi mentali e pregiudizi;
• consapevolezza dei modi in cui gli schematismi individuali, gruppali e sociali influenzano i giudizi operativi ;
• gestione in modo consapevole l’interazione comunicazionale, duale e gruppale, che portano a formulare in modo efficace, il proprio giudizio operativo;
• aggiornare la propria cultura della comunicazione empatica e le forme di difesa pre-giudiziali.
Ora più che mai, proprio a conclusione dell'anno scolastico mi sorge un dubbio: la nostra si può dire propriamente professione d'aiuto?
Tra burocrazia, stress e voglia di finire al più presto, sapremo conservare quella serenità e oculatezza indispensabili per la formulazione di giudizi equi e finalizzati allo sviluppo dei processi di apprendimento?
Mi è venuta voglia di scandagliare quello che è il verbo più odiato e temuto dagli studenti :
BOCCIARE
1. riferito a persona o cosa che si presenti all'approvazione di un collegio, respingere.
2. nel gioco delle bocce, colpire la palla avversaria per toglierla di gioco; nel gioco delle boccette colpire con la propria palla la palla avversaria per cercare di atterrare i birilli che stanno al centro del biliardo.
(vocabolario Devoto-Oli)
Ne risulta la natura intrinsecamente violenta della nostra professione che mal si concilia con l'idea dell'intervento d'aiuto.
Da tener presente poi, dal punto di vista della complessità, l'esigenza di considerare le innumerevoli concause che portano al cosiddetto insuccesso scolastico (e non ultima, l'intervento educativo stesso) e le infinite conseguenze che una eventuale bocciatura o promozione comportano ....
Ce n'è abbastanza per rimanere annichiliti, cosa ne pensate?
CIAO
Ida
  06/05/04
Anch’io, come Ida, ho avuto molto da fare e non sono riuscito, e mi scuso per questo, a pensare ad un messaggio da inviare a tutti voi.
L’intervento di Ida è però così stimolante da farmi lasciare da parte per un momento quello che sto facendo, per dare un contributo; quanto puntuale nei contenuti non so, ma prendetelo per buono.
Dunque sul “bocciare”, e sul bocciare come diritto-dovere in una professione d’aiuto come, per definizione, dovrebbe essere l’insegnamento; e bocciare come “respingere, togliere dal gioco, escludere dal percorso, selezionare”.
Così inteso richiede grande professionalità, sicurezza, coscienza di sé, capacità di valutazione (e di autovalutazione ? ).
Come formatore, nell’ambito della formazione professionale, ritengo che “l’aiuto” debba essere l’aspetto dominante, e non solo a fronte di una attività dell’allievo definita o di una figura professionale da raggiungere con la partecipazione ad un Corso, ma anche riferito all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e, in senso più lato, nella società.
E, come formatore, sono libero dalla “necessità” che gli insegnanti della scuola, a volte, hanno appunto di bocciare.
Da un certo punto di vista, questa “libertà”mi evita “l’annichilimento”
(condivido con Ida questa parola); da un altro punto di vista, questa “libertà”, impone, nel rapporto con gli allievi, una maggiore responsabilità e un forte coinvolgimento personale del formatore perché si possa raggiungere il successo finale dell’intervento formativo; coinvolgimento che, forse, gli insegnanti della scuola “tradizionale” non hanno: se, naturalmente, la la formazione professionale, è fatta e intesa davvero come professione d’aiuto.
E’ vero questo? O la mia riflessione fatta di corsa è poco attendibile?
Ciao a tutti.
Stefano

# 17

11/06/04
LA VALUTAZIONE: VERIFICARE NON SOLO CIò CHE UNO SA, "MA ANCHE CIò CHE SA FARE CON QUELLO CHE SA" (Comoglio - La valutazione autentica).
E' il momento giusto per approfondire la tematica della valutazione..... sarò breve....... uno degli aspetti della valutazione è strettamente legato al processo di realizzazione dei compiti (almeno nella formazione professionale), secondo la prospettiva di "CIò CHE SO FARE CON CIò CHE SO":
Poiché una delle considerazioni di partenza è che l'apprendimento non si dimostra con l'accumulo di nozioni fine a se stesse, ma con la capacità di utilizzare e trasferire tali nozioni in contesti reali.
Una modalità di valutazione che attraverso prove simulate vada a verificare la capacità di trasferire alcune conoscenze ed abilità in contesti di vita reale.
In tal senso molto utili sono i riferimenti delle prove ISFOL per Obbligo Formativo apprendistato e le ricerche INVALSI - le abilità della vita - .
BUON LAVORO A TUTTI E VALUTATE GENTE VALUTATE...........
CIAO
Pietro

# 18

25/02/04
ALOA A TUTTI!!!!!!! IN ATTESA DELLE AGOGNATE VACANZE UN'ULTIMA ALABARDATA......... EBBENE SI................... ACCENNO QUALCOSA SUL:
DISEGNO PLURIDIMENSIONALE DELLA "VALUTAZIONE" (2a PUNTATA)
QUESTO DISEGNO TIENE CONTO SIA DI ASPETTI QUANTITATIVI CHE QUALITATIVI, INTEGRANDO VARIE STRATEGIE E STRUMENTI CHE PERMETTONO DI ACCERTARE L'APPRENDIMENTO IN UNA PROSPETTIVA PIU' COMPLESSIVA:
1. VALUTAZIONE E SUCCESSO FORMATIVO
2. VALUTAZIONE E PEDAGOGIA DEL COMPITO
3. VALUTAZIONE E PERSONALIZZAZIONE

SE NELLE CALDE NOTTI ESTIVE VI VENISSE QUALCHE MALINCONIA SCOLASTICA POTRESTE CONSULTARE PER MAGGIORI APPROFONDIMENTI:

WWW.SPOF.IT
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WWW.GUIDACREDITO.COM
WWW.ISFOL.IT

BUONE VACANZE A TUTTI!!!!!! CONTINUA .......

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