L’ESPERIENZA DELL’APPRENDIMENTO DA ADULTI
CORSO DI FORMAZIONE A DUBLINO (IR) PER DOCENTI DI INGLESE:
L’ESPERIENZA DELL’APPRENDIMENTO DA ADULTI
THE FIVE OF US HAVE OUR NOSES TO THE
GRINDSTONE!
Siamo cinque insegnanti
della scuola primaria della provincia di Bergamo e Brescia che per
la prima volta hanno partecipato ad un corso di formazione
all’estero per approfondire le conoscenze linguistiche e
metodologico-didattiche dell’insegnamento della lingua inglese.
Questo corso,
organizzato nell’ambito dei progetti Comenius 2.2 per la formazione
in servizio degli insegnanti di ogni ordine di scuola, costituisce
una valida opportunità per rispondere alla sfida della formazione
permanente, del miglioramento delle competenze professionali dei
docenti e in generale dell’innalzamento del livello culturale.
In due settimane si sono
affrontati tre fra gli aspetti principali della dimensione
professionale e personale di un insegnante: l’aspetto linguistico,
quello metodologico-didattico e socio-culturale del paese ospitante.
La giornta scolastica
era articolata in tre momenti ben definiti:
Il primo dedicato
alla pratica lingusitica e all’interazione comunicativa;
Il secondo
prioritariamente centrato sulla metodologia dell’insegnamento
della lingua inglese attraverso tecniche e strategie diverse:
gioco, drammatizzazione, utilizzo di audiovisivi…..
Il terzo dedicato
all’approfondimento di alcuni aspetti caratteristici della
tradizione celtica, della storia e delle cultura irlandese
passata e recente.
Vestire i panni da
studentesse è sato piacevole e spiritoso ma ha richiesto di
rimetterci in gioco completamente rivisitando le dimensioni
personali, relazionali e professionali in una prospettiva diversa.
Nel gioco di ruolo da insegnante a studente abbiamo sperimentato in
prima persona il significato di un linguaggio pedagogico molto
ricorrente nella scuola. Parole come: motivazione, coinvolgimento
emotivo e cognitivo, stile di apprendimento, tempi di apprendimento,
austostima….acquistano un valore molto vivo, intimo e profondo.
Questa esperienza è
stata coinvolgente durante le attività formative e particolarmente
interessante per gli aspetti pratici quotidiani da affrontare perché
diventati ormai insoliti per un adulto come, per esempio, la
condivisione degli spazi comuni nella casa della famiglia ospitante,
le diverse abitudini negli orari dei pasti, l’acquisto di un
abbonamento settimanale per gli spostamenti con i mezzi di trasporto
pubblico anziché con la propria automobile, l’abilità di orientarsi
da soli in una città straniera, l’organizzazione del tempo libero……
Calarsi a tutto campo in
una realtà culturalmente diversa ha rafforzato in noi la
consapevolezza che la nostra professione richiede una dimensione
interculturale ampia e aperta alle "diverse cittadinanze" e che la
lingua (italiana o inglese), strumento cruciale per stabilire
relazioni, diventa un "oggetto" particolarmente significativo da
insegnare perché è un mezzo potente di mantenimento e di sviluppo
dell’identità di ciascuno oltre che strumento efficace per la
costruzione di una integrazione all’interno della comunità.
Adriana Caroli,
Elisabetta Ferrari, Olga Iaconis ( DD Spirano)
Editta Mazzucchelli (IC
Corte Franca – Bs)
Barbara Vitali (IC
Sovere)
IMPRESSIONI, EMOZIONI, FRAMMENTI DI
VITA ALL’ESTERO…
Da insegnante italiana ad alunna
straniera - Editta Mazzucchelli
e Barbara Vitali
L’esperienza che abbiamo
vissuto a Dublino è stata preziosa e per alcuni aspetti illuminante,
perché ci ha consentito di "vestire" il ruolo di straniere, di
ospiti, così come accade a tanti nostri alunni: Kaltum, Belmin,
Vladimir, Ritzki, Pavani, Faheed, Noreen, Sandla, certamente ospiti
privilegiate per il nostro ruolo e per la nostra provenienza, come
non sempre avviene purtroppo per i bambini.
Nomi
Il mio nome è Barbara,
tre A, tre suoni, il ritmo di una terzina in tre note, sol-sol-mi,
quando risuona nella mia testa la voce con cui lo sento è quella di
mia mamma…una lingua dai colori che conosco e riconosco da sempre,
quella materna.
Il mio nome a Dublino
suonava circa così "Barbra", due suoni, due note, diretto, veloce,
contratto, eppure sono io… Buffo, non mi sento chiamata, non è il
mio nome, devo porre attenzione anche per sentire quando mi
chiamano! "The importance of pronouncing a name…"
Parole
Prima settimana. Questa
valanga di parole di cui colgo il senso generale…a volte nemmeno
quello, mi frastorna. Ascoltare tante ore questa lingua è come
camminare e guardare il mondo a testa in giù: la frustrazione di non
riuscire a parlare, la paura di non farsi capire, devo darmi tempo,
devo dare tempo alla mia ragione perché gradualmente possa dare
nuovo ordine ai pensieri…in inglese, of course!
Silenzi
Dublin, Emerald Cultural
Institute-Aula 22, ore 9.00 del 25/9/2006.
Sono sulla buona strada.
La mia mente è tempestata da suoni che lottano per trasformarsi in
frasi, ma all’inizio è solo silenzio e di tutto quel caos di parole
imprigionate non resta che uno sguardo smarrito, quasi divertito.
Forse è questo che provano i miei alunni stranieri ed è questo che
ha letto nei miei occhi la mia insegnante.
Sorrisi
Il sorriso libera le
parole dalla "prigione delle paure di sbagliare", chi sta di fronte
a me è disponibile ad ascoltare il mio Italenglish, perché
l’importante è comunicare, comincio a sentirmi come a casa e allora
quasi quasi mi viene voglia di "appendere il cappello"ma….ops è già
ora di tornare!
Giochi
La regista dei giochi a
scuola di solito sono io, ma qui mi sono trovata ad essere attrice.
Che pacchia! Di solito i
giochi devo organizzarli io, mentre a Dublino qualcuno decideva per
me che cosa fare durante la lezione. Mi sono messa in "gioco"
mimando : the turtle, the lion, the post office, a tree…fra le
risate chiassose delle colleghe e degli insegnanti.
E vi assicuro che la
risata, linguaggio internazionale, unisce veramente tutte le
diversità!
5.45 pm
Avete mai cenato come le
galline?
Fate un corso a Dublino,
obbligatoriamente in una famiglia del posto e vivrete un’esperienza
unica.
Vi auguro di essere
fortunati come me e di incontrare Mary and Tracy, che preparavano
cene favolose, purtroppo ad un orario in cui noi italiani abbiamo da
poco finito di fare merenda.
C’è voluto impegno ed
anche un pizzico di coraggio per mangiare: lasagne, pollo fritto
ripieno d’aglio, fish and chips, hamburger and chips, torte al burro
guarnite di panna ad un’ora così insolita. Unico vantaggio: c’era
tutto il tempo per la digestione, per bere l’Irish Coffe, per fare i
compiti ed infine andare a dormire.
Meeting at Molly Malone
Neanche da ragazzina ho
avuto una guida come quella di Dublino. Il "nostro" Daniele, unico
vero "gallo" nel pollaio di tante insegnanti ci ha fornito
indicazioni di qualsiasi tipo, ci ha accompagnato ovunque affinché
il nostro soggiorno fosse il più piacevole possibile. I nostri
meetings a Molly Malone erano il punto di partenza delle nostre
emozionanti escursioni serali.
Di solito sono abituata
ad organizzarmi da sola le uscite, ma a Dublino era tutto
programmato, il che non era male.
Dalla cattedra……al banco
- Adriana Caroli
Lezione di metodologia: il gioco.
L’insegnante entra in
classe, si presenta scrivendo il proprio nome sulla "whiteboard"
appoggiata su un cavalletto. Le attività della mattinata sono giochi
per presentare e/o rivedere lessico e strutture linguistiche
inglesi. L’insegnante propone il gioco, organizza lo spazio-aula e,
coinvolgendo l’adulto/alunno che lo guarda perplesso, forma delle
squadre.
Il gioco ha inizio ed
altri ancora si susseguono. L’adulto diventa bambino dimenticando le
proprie inibizioni. Le situazioni sono coinvolgenti ed il
bambino/adulto si ri-trova a mimare, disegnare, correre , osservare,
cercare la strategia per comunicare, indovinare…vuole far vincere la
propria squadra. Al termine delle attività, nell’aula, adulti
sorridenti che discutono tra loro sulle possibili e diverse
strategie di gioco.
La scoperta è piacevole:
nello sperimentare in prima persona la dimensione ludica
l’alunno/adulto ha condiviso con i suoi compagni il piacere
dell’apprendere divertendosi.
Il tempo
Il tempo dell’insegnante
è un tempo che la scuola struttura e scandisce in curricoli,
periodi, ore…e noi viviamo questo tempo come una corda tesa…
Forse i nostri ricordi
da studenti sono sbiaditi, ma se proviamo a ritornare sui banchi di
scuola ci rendiamo conto che la nozione del tempo di chi insegna non
è la nozione di chi apprende.
Uno spazio-aula ,
compagni di viaggio sconosciuti, insegnanti diversi alle prese con
varie tecniche e strategie di insegnamento e… tu, la tua storia ed
il disordine di quel che accadrà. Parole e pensieri sparsi lasciati
sul tuo cammino, sensazioni ed emozione che mutano, conoscenze
vecchie e nuove che si mescolano…ed il tuo tempo. Il tempo di
osservare, di esplorare, di provare, di sbagliare, di conoscere e di
ri-creare qualcosa di nuovo dentro di te.
Il viaggio
Quando intraprendi un
viaggio in un paese non noto non sai mai cosa troverai. L’orizzonte
del viaggio è molto vasto: percorri non solo uno spazio fisico e
geografico ma ti muovi all’interno dello spazio del sogno, della
realtà, dei desideri, della paura, della fatica…
Dimensioni non
programmabili con certezza ma da scoprire e costruire esperienza
dopo esperienza. Esperienze di viaggio che, avvicinandoti a qualcosa
di diverso, ti allontanano da qualcosa di noto. Osservi, ti
avvicini, conosci un’altra cultura, ne assimili le differenze
annullando le distanze, ma dai anche tempo e spazio all’inquietudine
mettendoti a confronto con te stesso, con la tua identità
soggettiva, culturale e di appartenenza. Ecco che quel viaggio
diviene per te un’esperienza formativa in un processo continuo di
crescita personale e culturale per meglio accogliere e comprendere
la diversità.
Riflessioni
- Olga Iaconis
È necessario, ogni
tanto, spogliare il vestito dell’insegnante e mettere quello
dell’allievo.
Il risultato non è
scontato. Ti ritrovi a rielaborare una nuova immagine di te e a
confrontarti con i colleghi in una posizione completamente diversa
da quella alla quale sei abituata. Devi accettare di metterti
continuamente in gioco, di aprirti al nuovo, di rimodularti, di
rinnovarti.
La permanenza in un
paese straniero ti rende cosciente di quanto sia difficile essere
immersi in una realtà molto diversa da quella alla quale sei
abituata e dover usare continuamente una lingua che non si
padroneggia.
Al rientro a scuola
guarderò con un occhio diverso le esperienze dei bambini stranieri
inseriti nelle nostre classi. Quali pensieri affolleranno la mente
di uno di loro di fronte alla nostra insistenza nel chiedergli di
esprimersi comunque e dovunque? Come interpreterò i suoi silenzi? Si
vergognerà anche lui nel pronunciare in modo approssimativo le
parole che gli permettono di esprimere i suoi bisogni o starà solo
cercando di indovinare cosa vuole la persona che gli sta di
fronte?…….
Quante volte abbiamo
detto a un genitore che il figlio interviene poco o non interviene
affatto se non è assolutamente certo di ciò che sta per dire e
abbiamo data a questa situazione una accezione negativa?
Ho provato la stessa
situazione: non è facile intervenire in modo spontaneo senza provare
un po’ di vergogna nel sentirsi inadeguati.