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Azione, riconoscimento, responsabilità

CORSO DI FORMAZIONE "Azione, riconoscimento, responsabilità"
Montegrotto (PD), 11-12-13 Maggio 2006


INTERVENTO DI GIUSEPPE VARCHETTA
Montegrotto 11-12 Maggio 2006

Cari colleghi,
lo scorso anno come gruppo dei dirigenti di RETESTRESA nel corso di formazione di Montegrotto con Pino Varchetta, abbiamo affrontato il tema del Riconoscimento. E' stato un momento di riflessione fondamentale anche per l'ideazione e l'organizzazione della scuola estiva di Bressanone.

La scelta è quella di continuare il percorso intrapreso, approfondendo quest'anno il tema "Azione, riconoscimento, responsabilità" all'interno della cornice tematica della Cultura della Scuola.
Il corso, curato e condotto da Pino Varchetta, si articolerà in fasi diverse:

  • la prima finalizzata alla creazione di un base concettuale condivisa del tema della responsabilità, alla stesura della prima bozza del paradigma di applicazione pratica della competenza analizzata e agli accordi sui lavori di gruppo sul campo

  • la successiva di follow-up finale, dove grazie al contributo del trainer e dei partecipanti ai lavori si elaboreranno i risultati emersi dai project-works e si creerà un paradigma comune di sintesi sull'utilizzo pratico delle competenze di riconoscimento

  • oltre l'aula, lavoro in sottogruppi su singoli micro project-works relativi alle applicazioni pratiche dei paradigmi emersi in aula, con incontri autonomi dei partecipanti e incontri supportati da azioni di group-coaching da parte dei docenti-relatori.

Pino Varchetta ci ha già inviato alcuni spunti di riflessione che troverete di seguito allegati e queste indicazioni per un pre-lavoro (pre-work) individuale in preparazione del percorso:

"Ogni partecipante è cortesemente invitato a riflettere individualmente su un caso, episodio recente della propria esperienza organizzativa, nel quale la capacità-possibilità da parte sua di assumere una responsabilità, anche minimale, sia transitata attraverso la fondazione e lo sviluppo di una relazione con l'altro (collega, collaboratore, superiore) con il quale sia stato possibile, anche attraverso una gestione conflittuale, condividere della problematica aspetti propositivi, di gestione, con le eventuali ansie connesse."

L'appuntamento è a Montegrotto Terme l'11 maggio alle 16.00 presso l'Hotel Miramonti.
Il viaggio è a carico dei partecipanti, come sempre. Raccomandiamo la massima puntualità.

 

Un caro saluto,

Giovanna Barzanò

 

N.B. Il corso, ipotizzato per un massimo di 15 partecipanti, è la prosecuzione del corso di I livello dello scorso anno, ma è aperto a nuovi partecipanti. Nel caso di un numero di iscrizioni superiore a 18, verranno scelti i dirigenti scolastici che hanno acquisito più competenze sulla materia frequentando i corsi della rete.

 

Azione, riconoscimento, responsabilità

Il passaggio dal tempo della modernità a quello della nostra contemporaneità ha collocato la nostra vita quotidiana all'interno di un obbligato paradigma di riflessività. Tale transito è la conseguenza della caduta avvenuta nel nostro tempo del ruolo di riproduzione sociale gestito nella modernità dalle grandi agenzie di socializzazione, lo stato nazione, le chiese/partiti, la famiglia.
Sul soggetto è ricaduta una obbligata psicosociologia riflessiva, che colloca le donne e gli uomini che vivono e operano in un immediato "esserci", creando una ricorrente tensione fra esperienza, senso comune e narrazione. Ogni oggettività conclusiva è delusa in quanto presunzione di una neutralità o di una capacità di prevedibilità oggi sentite come assolutamente implausibili.

La cultura della responsabilità così come sta emergendo nella nostra contemporaneità, si è allontanata dall'obbedienza passiva a regole morali esterne al soggetto. Se da una parte esprime l'esigenza di allontanarsi da un permissivismo diffuso, dall'altra indica l'affievolirsi del dominio del dovere nella vita sociale. Emergono rilevanti gli aspetti relazionali.
Lungo questa traccia, la responsabilità appare meno una nota dell'azione considerata in se stessa, né dell'attore tolto dal contesto e separato dall'azione. La responsabilità si indica piuttosto come un rapporto tra l'agente e la sua azione, relazione considerata quotidiana, continua, per così dire normale.

Per continuare a riflettere in questa direzione, si può indicare la responsabilità non come una risposta su un problema specifico, ma come risposta a un soggetto specifico, ad un altro concreto con il quale l'attore si relaziona: si tratta di trascorrere da un pensiero etico ad un agire etico, a delle pratiche etiche nel loro duplice aspetto incorporato e intersoggettivo.

Nella contemporanea società del rischio un margine accettabile di sicurezza può essere raggiunto attraverso un agire la responsabilità. Responsabilità implica infatti l'integrazione, un accettare in altre parole la responsabilità di tutte le risorse emotive e cognitive poste di fronte alle parti interne del sé e agli altri tutti. Implica ancora un disporsi ad una dimensione affettiva con il proposito di conservare e aumentare il benessere proprio e degli altri.

Diego Napolitani ha recentemente sottolineato che un pensiero clandestino (apprendimento vs. cambiamento) se supera "quella parte della nostra struttura mentale … l'idem, che vive nella certezza del suo solco, … raggiunge quella sorta di laboratorio in cui il mondo viene significato in termini simbolici che è l'ipse. Qui la domanda dello "straniero" può essere ascoltata ed è da questo incontro che può nascere una risposta singolare nell'ordine della responsabilità. Ma questa resta ancora nel limbo delle fantasie, dei sogni (ad occhi chiusi o aperti) fintanto che non diventa atto il cui carattere responsabile implica il sapere che la sorte dello straniero interno è indissolubilmente connessa con quella dell'altro, del diverso che appare al nostro orizzonte condividendone luci ed ombre"1.

a cura di Pino Varchetta per Rete STRESA - aprile 2006

 

1 D. Napolitani (2006), Luoghi di formazione, Guerini e Associati, Milano, pagg. 152-153.