I RESOCONTI DEI GRUPPI > SECONDO TURNO
Le trascrizioni dei
lavori di gruppo sono a cura di: Elisabetta Ferrari, Lia Mozzi,
Silvia Zanoni.
GRUPPO 1
Cosa
e' il riconoscimento e contesti e strumenti del riconoscimento.
In preparazione
GRUPPO 2
Cosa
e' il riconoscimento e contesti e strumenti del riconoscimento.
Riconosciamo di avere
un punto di vista, siamo situati in uno spazio e un tempo, in
una storia, ma abbiamo la certezza, riconosciamo di potere e
voler cambiare il punto di vista, di compiere una svolta. Il punto
di vista non è assoluto.
E allora diamo un
significato nuovo, descriviamo in modo nuovo quel tal comportamento,
quel fatto… Nella logica del cambiamento del punto di vista il
fallimento potrà contenere anche qualcosa di positivo: non siamo
riusciti a far raggiungere degli obiettivi a un ragazzo, ma gli
abbiamo permesso ad esempio di sperimentare il nostro e prenderci
cura di lui.
Ma come operare per
cambiare il punto di vista?
Nell'incontro con
l'altro (collega), nell'osservare l'altro (anche collega) (vedi Blob
"Tu mi hai portato alla danza"), nel parlare con l'altro, nel
cercare un nuovo contesto nel quale operare se ci si accorge di non
sapersi rinnovare, ad esempio, nella scuola in cui si lavora, da più
anni.
Diego Napolitani
parlando di "individualità" e non di in-dividuo e dell' "altro"
che insieme all'idem e all'ipse ci costituisce, ha
fondato teoricamente la nostra possibilità-necessità di aprirci
all'altro, di guardare e ascoltare l'altro.
Essere aperti alle
possibilità vuol poter dire "in-credibile" davanti a un
fatto, un comportamento, vuol dire stupirsi perché si assiste a
"un'opera d'arte", vuol dire emozionarsi perché l'im-possibile entra
nella realtà (vedi Blob, episodio del pescatore nel fiume).
Dopo la visione del film "Emily Muller" ci siamo chiesti: "Perché il
regista rincorre la ragazza?"
Nel tentare la risposta abbiamo sperimentato, riconosciuto le
differenze dei punti di vista maschili e femminili.
Uomini: "Il regista
aveva delle certezze che la ragazza gli ha fatto crollare. Vuole
chiarire che cosa non ha capito".
Donne: "Il regista
riconosce che la ragazza è una brava attrice e con il linguaggio
della corsa ce lo dice".
GRUPPO 3
Cosa
e' il riconoscimento e contesti e strumenti del riconoscimento.
Abbiamo iniziato
analizzando i vocaboli conoscere-riconoscere legati dal rinforzativo
ri individuato come il luogo, il contesto contingente e mutante
della conoscenza.
Poi abbiamo brevemente
indagato le forme del riconoscimento:
-
una forma di
riconoscimento che non presuppone la conoscenza tipica delle
scienze esatte: è più intuitiva, emotiva, empatica; si genera
dalla condivisione intensa, quasi istantanea, di attimi di
intesa che lasciano traccia senza che possano essere spiegati
nei dettagli;
-
una forma di
riconoscimento legata al sapere consapevole, razionale,
intenzionale, che avviene con l'impegno e l'impiego di scienza e
coscienza, mette in campo le capacità più precisamente cognitive
che si esercitano ri-evocando, ri-presentificando, ri-visitando,
ri-visionando la conoscenza pregressa: tradizioni,
testimonianze, reperti;
-
una forma di
riconoscimento attraverso l'empatia, che significa mettere in
campo una conoscenza vincolata e veicolata dalle relazioni
attraverso le quali si costituiscono e ricostituiscono le
identità in continuazione; attraverso le relazioni e gli scambi
di ri-conoscimento ci si conferma reciprocamente nei rispettivi
ruoli: di genere, di anzianità, parentali, professionali ecc..
Lo scambio del
riconoscimento può svelare ai soggetti qualcosa di semplicemente non
conosciuto suscitando la sorpresa e lo stupore del
nuovo in noi, oppure renderci consapevoli di qualcosa che negavamo
perché doloroso e/o drammatico; in questo caso sperimentiamo
l'esperienza ben più alta del dono, che ci permette di
riappropriarci di un pezzo della nostra vita attraverso la
condivisione/spartizione del dramma.
Ora nella relazione
"maestro-allievo" individuiamo come fondamentale non solo l'impegno
dell'insegnante a conoscere la storia del bambino per riconoscerlo,
ma l'importanza di conoscersi e ri-conoscersi per permettere al
bambino di riconoscerci a sua volta. Ad esempio, in una moltitudine
di adulti una collega decide di indossare lo stesso abito per tutta
una settimana al fine di essere facilmente individuata. Il
ri-conoscimento può dare origine al suo opposto, il disconoscimento
o misconoscimento, quando ad esempio i bambini, dopo un forte
riconoscimento della propria insegnante, impediscono alla supplente
di attuare delle decisioni in attesa del ritorno della prima.
Verso la fine
concordiamo che il riconoscimento è composto di elementi in
divenire:
è dinamico in senso
orizzontale e verticale perché muta con il mutare del contesto,
e muta durante il processo di maturazione del soggetto;
è complesso
perché composto da tanti elementi interiori ed esteriori che si
combinano e modificano;
è precario perché
basta che uno degli elementi si modifichi di poco (come il banale
taglio dei capelli), soprattutto per i bambini più piccoli, perché
il riconoscimento diventi incerto.
Perciò, per quanto
affermato sopra conveniamo che il riconoscimento non passa solo
attraverso semplici espressioni verbali; ciò che affermiamo
attraverso una descrizione o un giudizio è una veridicità, e non una
verità, che deve essere confermata da un corollario di atti come: la
mimica facciale, il tono della voce, il gesto, la postura ecc. Non è
possibile far credere ad un bambino di essere approvato mentre
glielo si urla con rabbia o glielo si recita con sarcasmo ed ironia.
Infine, riconoscendoci
come persone noi stesse prima di tutto, abbiamo rievocato e
condiviso l'aggancio di quegli attimi di perfezione in cui,
seppur con la consapevolezza che non dureranno, la convinzione e la
fiducia sono tali che ci permettono di non fermarci, aggrappati alle
ancore di salvezza messe a disposizione dal caso, per proseguire e
superare i nostri limiti pur conoscendoli, andando dritti alla
realizzazione dei fantasmi o delle fantasie del desiderio.
GRUPPO 4
Cosa
e' il riconoscimento e contesti e strumenti del riconoscimento.
Ri-conoscere significa:
Quello emotivo è il
primo livello di conoscenza (inizialmente c'è spesso l'istinto) (la
mamma che conosce e riconosce i bisogni del bambino).
-
un impatto emotivo
con l'ambiente mi permette di rielaborare le mie conoscenze
pregresse per adattarle alla situazione contingente (interagisco
con l'ambiente):
-
una parola, un
gesto, un sorriso, … mi porta immediatamente ad un'esperienza
già vissuta e
conosciuta: riconosco elementi "noti" che sono utili per leggere
e risolvere ciò che di nuovo mi trovo di fronte (riconoscimento
e conoscenza).
Es. Un bambino che non
aveva mai visto una turca ed era terrorizzato dalla paura di cadere
nel buco, ha superato la sua paura inizialmente grazie al supporto
affettivo dei compagni e dell'insegnante. Ha poi condiviso con gli
altri la conoscenza dello strumento, della sua funzione, a livello
razionale.
Infatti solo
confrontandosi con un altro soggetto simile a lui l'uomo può
prendere coscienza di sé, riconoscere e "razionalizzare" i suoi lati
oscuri, (un collega ha fatto riferimento, ad es., a "Guerre
Stellari").
Il rapporto con l'altro
amplia le mie possibilità di conoscere se:
-
vi è apertura al
nuovo,
-
vi è disponibilità,
-
vi è empatia,
-
ci si mette in
gioco,
-
si riconosce una
situazione simile ad un'altra già esperita e ci si prepara ad
andare oltre,
-
si riconoscono i
propri limiti e li si usa come molla per migliorare,
-
vi è flessibilità.
Secondo noi i valori in
cui crediamo sono, comunque, determinanti nell'effettuare un
riconoscimento o un non riconoscimento.
Di fronte ad una scritta
ognuno interpreta ciò che legge in modo diverso dall'altro e
reagisce di conseguenza. (E' per questo che in "Master e Commander"
il capitano lascia l'interpretazione della figura di Nelson).
Una collega ha in classe
una bambina orfana di madre (che è morta a gennaio).
Un giorno, di fronte all'immagine di una donna che stira ella
scrive: "La mamma stira. La mamma disse: Che caldo che fa".
L'insegnante ha corretto
il verbo DISSE trasformandolo al presente.
Il giorno dopo la
bambina arriva con una nota aggiunta alla correzione da parte del
padre: "La frase è giusta. C'è il perché del passato!" esclama.
L'insegnante ha
interpretato questo gesto come offesa personale e il punto
esclamativo ha richiamato alla mente anche un atteggiamento
sanzionatorio da parte del papà.
Anche le altre colleghe hanno rilevato l'aspetto negativo e le hanno
consigliato di chiarire il fatto con il genitore.
L'unica persona che le
ha dato una spiegazione alternativa è stata la cognata, che le ha
detto che probabilmente ciò si ricollegava alla storia personale.
E' significativo il
fatto che la cognata non è un'insegnante (e non aveva pregiudizi).
Quando la maestra ha
incontrato il papà, quest'ultimo le ha spiegato che non aveva notato
la frase precedente che richiedeva il presente del verbo dire.
Questo, secondo noi, è
un esempio di come un messaggio possa essere colto in modo
differente da persone che hanno diverse conoscenze pregresse e delle
sue molteplici possibilità di interpretazione, di attribuzione di
significati.
GRUPPO 5
Cosa e' il
riconoscimento.
Siamo partiti da un
elenco di definizioni tratte dal vocabolario e siamo giunti a:
-
consideriamo il
"riconoscimento" come atto legato ad un sistema di riferimenti;
-
se cambia il sistema
cambia il modo di riconoscere;
-
difficoltà per
alcuni di riuscire a riconoscersi in una società diversa da
quella nella quale si è
cresciuti.
In famiglia, oggi, c'è
un grosso investimento di energie per quanto riguarda la
produttività e la ricerca dei beni di consumo, ma spesso i genitori
chiedono aiuto, a volte anche gli insegnanti, perche non riescono a
riconoscersi nel loro ruolo; c'è un impoverimento nella gestione
affettiva e nella relazione.
Rapporti e relazioni si
sono complicati e c'è "fatica nel riconoscere" perché mancano
criteri comuni e condivisi da parte della collettività.
Manca il significato del
gruppo, manca sempre più spesso il senso di appartenenza che ci dà
criteri per il riconoscimento e manca il senso della regola che
viene dallo stare insieme: la condivisione di intenti all'interno
del gruppo.
Testimonianza di una
collega: i suoi alunni hanno imparato, in 5 anni di scuola, a
giocare insieme, a riconoscersi, ad accettare anche chi non rispetta
le regole perché c'è stato lavoro sinergico tra scuola e territorio.
I luoghi di aggregazione
aiutano la formazione del gruppo e il riconoscimento dell'individuo
appartenente, ma è determinante la condivisione "sociale" dei
principi e delle regole.
Dobbiamo riconoscere che
la società pone dei modelli, se non ci "riconosciamo" in questi
dobbiamo, come educatori, giocare un ruolo significativo:
trasmettere più "possibilità" per aiutare il riconoscimento.
Aiutare a riconoscere
gli individui immedesimandoci in essi, per percepire la peculiarità
che lo rendono appartenente ad un insieme.
Il linguaggio è
veramente significativo se trasmette emozioni.
E' necessario andare
oltre il linguaggio verbale per cogliere il messaggio anche
implicito.
Sforzarsi di capire
quello che c'è dietro la parola.
Cogliere l'aura.
Ci si può riconoscere
anche senza linguaggio verbale: esempio bambini.
A volte il linguaggio
può generare fraintendimenti e percezioni molto diverse dall'interno
di chi comunica ed impedisce il riconoscimento.
GRUPPO 6
Cosa
e' il riconoscimento e contesti e strumenti del riconoscimento.
La nostra discussione ha
preso avvio prendendo riferimento dalla RI-VISIONE dei BLOB
evidenziando alcune parole CHIAVE:
SFIDA:
-
"Io credo in te"
(ripensando alla frese) è dare CORAGGIO, è dare FIDUCIA FORTE;
-
responsabilizzare
anche con una certa autorità;
-
lasciare a ciascuno
costruire il proprio percorso di conoscenza;
-
capire quando
lasciare "il filo" e quando stringere il "filo".
TESTIMONE (Blob donna
testimonianza):
-
da soli non c'è
riconoscimento se non c'è una testimonianza di FATTI, COSE,
EVENTI ( che di certo non è il mentire) l'ALTRO e l'IDEM;
-
presenza di una
figura con la quale hai condiviso, hai costruito, hai fatto un
percorso di conoscenze insieme;
-
la classe che
costruisce un percorso di conoscenze insieme o anche solo è
presente a testimoniare;
-
fare conoscere ad
altri "un FATTO", "un EVENTO", "una CAPACITA'" come percorso
delle conoscenze.
ACCETTARE / SI:
-
pur con percezioni
diverse;
-
con propri difetti e
limiti;
-
attraverso un nuovo
modo di guardare l'esperienza vissuta;
-
pur con una
consapevolezza che a volte devi ricominciare, la capacità di
conoscere in situazioni/in ambienti diversi: ritornare sui
propri passi;
-
non vergognarsi
delle proprie conoscenze anche se non conformi a quelli degli
altri, i percorsi possono essere diversi.
CONOSCENZA - CONOSCERE:
-
diverse
intelligenze;
-
diversi vissuti
valorizzano la peculiarità;
-
il conoscere ha
tempi, percorsi, ambienti diversi nei vari individui ai quali il
docente deve saper adeguarsi, deve saper rispettare/attendere.
RICONOSCIMENTO DI COSE:
-
riconoscimento di
persone. Difficile a volte riconoscersi dopo una malattia perché
bisogna a volte riniziare un percorso di conoscenza e un modo
diverso di farsi riconoscere;
-
i ragazzi, ma anche
l'adulto, spesso si riconoscono in aspetti (es. l'aspetto
fisico: vedi allegato) o vengono riconosciuti per aspetti
dettati dalla società e non frutto del percorso
dell'individualità;
-
l'oggetto viene
investito da un ruolo forte, che supera a volte il valore della
persona. Ci siamo chiesti il riconoscimento di cose è un
giudizio neutrale? Può sembrare, ma anche l'oggetto è legato ad
un ricordo, ad un affetto, ad una sensibilità ed ad una
percezione propria.
Ritornando nell'ambito
scolastico ci siamo chiesti: un bambino/a si riconosce anche in base
ad un giudizio/valutazione? E' neutrale il giudizio?:
Forse quando si misura
una prova si utilizza un giudizio neutrale, ma quando si valuta si
tengono in considerazione più peculiarità.
Il linguaggio nei suoi
aspetti molteplici (del corpo, dei gesti) influenza il
riconoscimento.
Di fronte a difficoltà,
a problematiche la parola può nascondere la verità ma con il
linguaggio del corpo è più difficile nascondere la verità.
Il linguaggio del gioco,
il linguaggio creativo, viene sempre meno a causa di un linguaggio
pre-costituito dai mass-media.
GRUPPO 7
Cosa e' il
riconoscimento.
Il riconoscimento passa
attraverso 4 parole-chiave:
-
atteggiamento,
il nostro atteggiamento verso la conoscenza può portare chi ci
sta vicino ad una propria conoscenza. Rispetto alle domande che
ci vengono poste non sempre la risposta è immediata (Nelson).
Lasciare agli altri spazio e tempo per pensare e creare la
propria conoscenza.
-
emotività, la
nostra emotività entra nel fallimento. Di fronte ad un
fallimento come viviamo e come ci poniamo rispetto a noi stessi,
ai ragazzi, al gruppo classe?
-
relazione, la
relazione passa attraverso linguaggi, linguaggi anche non
verbali (l'occhiolino della ballerina). Non sappiamo se quel
gesto è stato significativo, però sappiamo che c'è stato.
-
esperienza,
se collego le esperienze creo conoscenza. Le esperienze vanno
nel tempo riviste, rilette e così riscopriamo di dare nuovi
significati a queste esperienze.
Contesti e strumenti del riconoscimento.
Linguaggio, nel senso di
possedere competenze linguistiche?
Momento d'empasse del
gruppo per poi giungere a sostituire la parola linguaggio con la
parola linguaggi.
OK i linguaggi
influenzano i processi di riconoscimento.
Noi "parliamo"
attraverso linguaggi? OK! Quali linguaggi usiamo? Se apriamo le
nostre borsette ritroviamo i nostri linguaggi:
specchio = linguaggio di
guardarsi, di conoscersi e riconoscersi;
penna = linguaggio delle
parole scritte;
libro = linguaggio delle
parole lette;
profumo = linguaggio
degli odori;
caramelle = linguaggio
dei sapori;
cellulare = linguaggio
della comunicazione orale, visiva, uditiva;
integratori = linguaggio
del prendersi cura di sé;
tessere = linguaggio
della pubblicità;
portafoglio = linguaggio
dell'economia;
fotografia = linguaggio
dell'affetto.
Questo c'è nelle nostre
borse, nella borsa di ognuno ci sono oggetti che rivelano il nostro
linguaggio, il nostro modo di porci e di essere.
Con i linguaggi creiamo
la relazione con gli altri.