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SINTESI DELL'INTERVENTO INTRODUTTIVO DI GIORGIO GARGANI SUL RICONOSCIMENTO

 

E’ stata una gran fortuna per la RETE STRESA poter contare sul contributo di Aldo G. Gargani, uno dei maggiori filosofi italiani, per introdurre un tema così importante per la "buona scuola" come il riconoscimento.

Aldo G. Gargani, continuando la sua collaborazione con la rete STRESA, ci ha regalato le sue preziose suggestioni culturali e ci conduce in un complesso, articolato, coerente e visionario percorso in scenari di correlazioni tra filosofia, letteratura, comunicazione avendo come tema di fondo il "riconoscimento come presupposto della vivibilità e della vitalità dei gruppi".

Conoscenza e riconoscimento, si situano, per Gargani, dentro contesti culturali e socio culturali diversissimi che vanno da Platone per il quale conoscere è riconoscere e ricondurre la conoscenza ad un paradigma ideale al platonismo nella tradizione della cultura europea modera e contemporanea.

Le modalità del riconoscimento sono storicamente diverse come testimoniano le diverse interpretazioni del "riconoscimento" dell’Ulisse dantesco quando dichiara la sua identità come quella di aver seguito "virtute e conoscenza".

Ma è soprattutto con la cultura europea del diciassettesimo secolo che si affaccia la crisi dell’uomo moderno con Don Quijote, con lo scetticismo di Montaigne, con i personaggi di Shakespeare che sanno solo ascoltare se stessi, come sottolinea Harold Bloom.

Re Lear è il primo uomo che comincia a parlare in presenza del nulla.

Tutta la cultura del seicento evidenzia il racconto dell’uomo in presenza del nulla. L’identità è il riconoscimento. Un nucleo fondamentale del riconoscimento è l’autocoscienza, l’assumere la nostra identità.

In questo è fondamentale l’apporto della Fenomenologia dello spirito di Hegel. Secondo Hegel autocoscienza è la capacità di porsi come altro riflettendosi. E’ lo schiavo che riflette l’identità del padrone.

Riconoscere la propria identità è dire quello che si è, afferrare la "propria" identità di se stessi. Per aver cura di sé è necessario avere una cognizione di noi. Secondo Nietzsche questa è una mescolanza tra ciò che si è e la nostra capacità di inventarci.

Il riconoscimento è la nostra capacità di descriverci, una narrazione di noi fondata su una costruzione simbolica del nostro essere, un essere conosciuti, apprezzati dagli altri. E però necessaria almeno la presenza di un interlocutore muto senza il quale non potremo attuare il processo di riflessione.

L’operazione ricorsiva della narrazione stabilizza la nostra identità.

Nel mondo della scuola il riconoscimento/riflessione investe il rapporto tra tradizione e innovazione , la capacità di vedere in una luce diversa i contenuti che ci sono stati trasmessi, la capacità di vedere il nuovo nel vecchio.

Si tratta di partire da un significato primario e, per un progressivo effetto gestaltico, dedurre un significato secondario: è la capacità di saper leggere in modi diversi i contenuti tradizionali come nella nota immagine della lepre che può anche essere colta ,percepita come l’immagine di una papera a seconda degli elementi del disegno che si percepiscono come prevalenti.

Apprendere ad apprendere diventa così la capacità di aprire nuove vie di conoscenza sia pure tenendo sempre acceso l’allarme percettivo, quello che John Keats definisce come capacità negativa, ma anche avendo sempre fiducia nel proprio progetto conoscitivo secondo quanto Coleridge definisce la sospensione dell’incredulità.

Conoscere significa avere la responsabilità del concetto; padroneggiare il contesto di riferimento, lo scenario complesso, la mappa delle relazioni; e in questo ambiente di apprendimento saper determinare la priorità dell’inferenza rispetto alla referenza.

La scuola deve insegnare che il senso della realtà deve essere sostituito dal senso della possibilità; deve educare alla flessibilità interpretativa.