IL PRIMO MOMENTO DI INCONTRO IN GRUPPO:
L’ESPERIENZA DEL RICONOSCIMENTO
Dopo la relazione di Aldo Giorgio Gargani e il blob "Il
riconoscimento" preparato da Pino Varchetta e Dario D’Incerti, i partecipanti si
sono riuniti in gruppo per narrare e narrarsi episodi, esperienze, momenti della
propria vita personale e/o professionale di riconoscimento. E’ stata un’ora di
scambi calorosi e intensi dove gli spunti ricevuti hanno illuminato le storie e
i vissuti di ognuno.
Come ha osservato Pino Varchetta nel
suo commento a questa prima restituzione ai lavori di gruppo, il "racconto" che
si è costruito con la combinazione delle tante storie riferite ha avuto qualcosa
di magico. Pochi minuti sono bastati ai 18 coordinatori (nelle due tornate) per
richiamare nella plenaria un grande intreccio di emozioni, che ha rappresentato
con molta incisività il lavoro dei 215 partecipanti ai gruppi.
Le testimonianze delle due tornate, compongono un inventario di vissuti e
osservazioni, che abbiamo raccolto per grandi temi:
ESPERIENZE
Il sé
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Mi
riconosco in mia madre, nei suoi pregi e nei suoi
difetti.
-
Mio
padre non voleva che mi laureassi in lettere….. il
mio invece mi ha costretta ad iscrivermi a lettere,
mentre io volevo fare il medico……Fin da piccolina
infatti c’era un ossario vicino al cimitero e io da
grande avrei voluto trovare il modo di non far
decomporre i corpi.
-
Sono
una ragazza di 23 anni, piuttosto vivace, con un
carattere non semplice, contestatrice, con un
atteggiamento sempre piuttosto staccato, freddo,
oppositivo verso i genitori. Vivo un’esperienza
lontana da casa, a cui i genitori danno la loro
approvazione ma con tanta fatica. Invio ai miei
genitori come segno di ringraziamento per
l’opportunità che mi hanno voluto offrire una
cartolina che rappresenta una colomba in volo. Sulla
cartolina c’è scritto: "La vera forza non è nel
trattenere ma nel lasciare andare."
-
Ho
una gemella e sono sempre soggetta allo scambio con
mia sorella. Molti non mi riconoscono. Una volta
incontrando una persona, che non riconosco, capisco
che dalle sue parole mi scambia con mia sorella e
protesto. In effetti ero io a confondermi: la
persona mi aveva riconosciuta.
-
Il riconoscimento
forte è stato nella maternità. Mi sono detta:"Ce
l’ho fatta!"
-
"Dopo
un incidente di una certa gravità, mi risveglio. Mi
trovo su una barella in uno sperduto villaggio del
Ruanda. Mille mani mi toccano. Uomini e donne di
colore mi circondano e mi dicono UHUSUNGO. Mi
riconoscono come bianca. Mi sento scrutata, toccata,
percepita in modo diverso. Ho paura, sono in una
situazione di bisogno per esigenze che non possono
essere soddisfatte, in quel contesto".
-
Partecipo ad un corso di yoga: viene proposta una
danza liberatoria in uno spazio buio e musica ad
altissimo volume. Nel momento in cui inizio a
danzare, mi sento dentro una forte energia, in quel
momento sento che si è aperta una porta su di me, su
quello che ero, ho scoperto una potenzialità
sconosciuta e si sono vista come persona
completamente diversa rispetto a prima. Questa
scoperta è stata fondamentale per il mio
auto-riconoscimento.
-
L'unico vero
riconoscimento per me è stata la maternità, essere il punto di
riferimento per mio figlio.
-
A scuola sento di
essere il punto di riferimento degli alunni, per me il
riconoscimento è fondamentale. Se non vengo "riconosciuta" dagli
altri "vado in panico".
-
Durante la seconda
elementare sono stata contattata dall'assistente sociale che mi
ha proposto di prendere in affido un mio alunno e ho saputo che
la richiesta era partita dal bambino stesso. Per me, questo
riconoscimento del mio ruolo e della mia capacità di stabilire
una relazione è stato molto importante anche perché ero in
quella classe solo da un anno e mezzo.
-
Non mi serve il
riconoscimento degli altri quanto più sono consapevole del
valore di ciò che sto facendo.
-
Mia madre è malata
di Alzhaimer, senza uso della parola, mi riconosce attraverso la
voce, legge i miei gesti, il mio sguardo. In questa mia
esperienza leggo un duplice riconoscimento: il riconoscimento da
parte di mia madre della mia presenza e il riconoscimento da
parte mia di riuscire a comunicare con lei.
-
Un ricordo
d'infanzia. Ero una bambina brava a scuola e la maestra aveva
un'immagine positiva di me. Quando partecipai ad un corso di
nuoto andai in crisi perché avevo paura dell'acqua e paura che
la maestra non mi riconoscesse più come una "brava bambina". Ma
la maestra mi fece accettare la mia paura e poi prese un catino
di acqua con un tappo di sughero e mi disse che io ero come quel
tappo di sughero che continuava a galleggiare.
Vedi che quando non litighiamo,
abbiamo feeling? E non solo per il neo che ci
accomuna, ma anche per i fili interni che
fanno il nostro rapporto!
Mi chiamo Ilaria, pratico a
livello agonistico la ginnastica artistica. Da un
po’di tempo accuso stanchezza, la diagnosi è
complessa e richiede un ricovero ospedaliero che mi
allontana dalla pratica sportiva. A mia madre che
cerca di consolarmi e di ridarmi fiducia, rispondo:
La campionessa che ero, non
c’è più.
Adottata all’età di sei anni, a
dodici torno nel mio paese d’origine e confido a
mia madre:
Sto facendo pace con questo
posto. So che vengo da qui, perché riconosco i
profumi e, anche se non la capisco più, nella
lingua che sento familiare mi ci riconosco.
La professione
-
Sono
in missione in un paese extraeuropeo. Mi viene
richiesto di insegnare ad un gruppo di adulti. Sono
molto in crisi perché è la mia prima esperienza di
insegnante. Al termine dell’attività un "vecchio
insegnante" mi dice: " Complimenti si vede che sei
del mestiere" e mi propone di tenere un altro corso.
-
Mi
riconosco nei miei alunni quando noto che usano
espressioni ed atteggiamenti che mi appartengono.
-
Da
buon ultimo della classe, sono riuscito una mattina
a calcolare (prima che l’insegnante l’avesse
spiegato) la potenza di potenza e tutta la classe mi
ha applaudito. E’ stato un riconoscimento che mi ha
innalzato.
-
Marcello. Sono sempre stato presentato come incapace
di fare qualsiasi cosa…. Poi, un insegnante ha
riconosciuto le mie abilità. Da allora ho ottenuto
buoni risultati ed ho sostenuto un bellissimo esame.
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Arrivo nella nuova scuola è una collega mi avvicina
e mi dice: "Ho l’impressione che con te, in questa
scuola non mi sentirò sola".
-
Mi
riconosco nella musica e quando posso suonare mi
riconosco veramente. Ha provato il coma per 10
giorni e ora penso di sapere cosa sia il vero senso
della vita. Vivo perché ho avuto la volontà di
vivere, non ho più paura di niente. Il
riconoscimento l’ho avuto dai medici. Sono rinato
con l’affetto e la cura delle persone care e di chi
si è preso cura di me.
-
Sono un’insegnante,
risento quasi sempre insicura, ma camuffo questa mia
insicurezza. Un giorno un’alunna mi racconta di
avermi sognata: era al supermercato dove avveniva
una rapina e tutti erano terrorizzati. Ma
l’insegnante ha dato un pugno al rapinatore e tutto
è finito bene. L’alunna conclude:" Meno male che
c’era la "Profe"!. A questo punto ho avuto una
visione diversa delle mie capacità e della mia
autostima. Gli alunni si sono dimostrati capaci di
guardare dentro e oltre.
-
La mia classe sembra
poco amalgamata, sono tutti egocentrici. Ad un certo
punto la svolta: mi chiedono di poter avere del
tempo per discutere tutti insieme dei loro problemi.
-
La fiducia del
dirigente nei miei confronti è stato un riconoscimento delle mie
capacità. Il raggiungimento di un risultato mi ha permesso di
vedere quello che il dirigente vedeva in me che io non riuscivo
a riconoscere.
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Un genitore mi aveva
contrastato continuamente durante tutto il corso elementare. Ha
poi modificato il suo giudizio quando la figlia ha iniziato la
frequenza alla scuola media: si è così resa conto della solidità
della preparazione di sua figlia.
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Mi sento
riconosciuto anche quando gli alunni mi dicono: "Sono passate
due ore e non ce ne siamo accorti!".
-
Oltre ad essere un
insegnante sono un capo scout e seguo un gruppo di ragazzi dai
17 ai 21 anni. All'interno del mio gruppo c'è un ventenne con
problemi di depressione. Una sera lo trovo seduto in mezzo alla
strada, mi avvicino e cerco di portarlo via con me. Il ragazzo
si rifiuta di seguirmi ed anzi, protestando, pretende che sia un
agente di polizia ad accompagnarlo a casa. Per me quello è stato
un momento di non-riconoscimento, mi sono chiesto a che cosa
fosse servito passare con lui a scuola. Trascorso del tempo,
trovo sotto la porta di casa una lettera di quel giovane che in
sostanza mi ringrazia per esserci stato in quel particolare
momento.
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Ho incontrato alcuni
giorni fa un ragazzo straniero, mio ex alunno, che sta
frequentando la scuola superiore il quale mi ha raccontato di
aver cambiato istituto perché non si sentiva riconosciuto. Lo
chiamavano sempre con un numero e mai con il suo nome. E'
importante conoscere il valore del nome nelle altre culture
perché nel nome vengono evocati messaggi, significati, modi di
essere, tradizioni.
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Ricordo che alcune
notti fa mi sono svegliata ed ho visto mio figlio che dormiva ma
sentivo dentro di me che stava male, infatti aveva la febbre. Il
riconoscimento è anche un legame d'affetto e di amore.
-
La parola "riconoscimento", penso, può essere associata all’attesa.
In particolare quest’anno con un’alunna che di fronte ad una
poesia continuava a dirmi "Non provo niente". Era una chiusura
fisica e relazionale. E’ stato un anno di attesa: adesso tutto è
cambiato e l’alunna mi ha permesso di "accedere" a lei
attraverso il riconoscimento. Questo non è una meta.
Quinta elementare.
Ultimo giorno di scuola. Un bambino mi abbraccia subitaneamente
e dice: "Maestra, come farò senza di te". Continua a tornare a
trovarmi anche se da allora sono passati molti anni.
Riunione tra
colleghi. C’è un lavoro importante da fare per concludere
un’attività. Il gruppo si rivolge a me e dice " Fai tu questo
perché lo sai fare bene".
Anno scolastico
particolarmente difficile. Festa di fine anno organizzata dalle
insegnanti con qualche difficoltà. Alla fine della serata una
copia di genitori, mi si avvicina e dice:" Se ha bisogno di noi,
noi ci saremo".
Ho capito
l’importanza del riconoscimento quando ho sentito mio padre
parlare di me. Ora mi basta cogliere il suo sguardo.
Questo mi fa
riflettere su quanto siano importanti le modalità nel
trasmettere riconoscimento (o non riconoscimento) verso i
miei alunni. Un solo gesto, lo sguardo, può aiutare l’altro
nella costruzione di sé.
Per riconoscerci
abbiamo bisogno di specchiarci nell’altro.
Riconoscersi per
riconoscere, un ciclo, continuo?
In matematica non
sono mai riuscita ad avere un:"Brava, sei stata brava" da parte
della mia insegnante. Ora faccio l’insegnante di matematica in
una scuola media.
La mia insegnante di
scuola materna mi diceva durante gli spettacoli:"Apri la bocca
ma non cantare!" Non ho mai più cantato.
Il mondo
-
E’ un
pomeriggio di primavera sto passeggiando nel parco.
Mi viene incontro una ex compagna di scuola che non
vedo da molti anni. Ci salutiamo calorosamente,
chiacchieriamo un po’. Nel salutarci la mia amica
dice: " Sei sempre la solita Pierina!".
-
In
montagna, a tredici anni, in parete, sopra un
canalone, non sento più gli amici e non so cosa
fare: mi tremano le gambe poi……la decisione di
salire mi ha fatto smettere di avere paura e sono
risalito a divertirmi con gli amici e a raccogliere
le stelle alpine. A distanza di anni, mio figlio che
si arrampica,mi invita ad uscire in montagna con lui
e ho detto di si: "ci sono riuscito!". L’esperienza
di Paolo e la sfida con se stessi: è l’Ulisse che
valica la conoscenza e l’auto-conoscenza. E’ ricerca
del limite emotivo. A distanza di anni, il figlio è
stato testimone del riconoscimento di Paolo.
-
Una
mia alunna aveva perso le lenti a contatto, poi
ritrovate, ed ha preteso che io l’aiutassi a
metterle. Mi riteneva esperta in quanto le portavo
anch’ io.
-
Mi
hanno raccontato esempi di ex-alunni (e dei loro
genitori) che, a distanza di anni, hanno espresso il
loro ringraziamento a tutti noi docenti, ricordando
sia episodi che esperienze di apprendimento per loro
significative.
-
E’
sera, sono in piazza di un piccolo paese. Una
signora, vestita classicamente di nero, passeggia
per far addormentare il nipotino. Dal boschetto
vicino il cinguettare continuo degli uccellini li
disturba. La signora li fa zittire con un semplice
"scc…". Intorno per magia è silenzio. La poesia
del gesto, la magia del contesto aiuta la collega,
che riferisce l’accaduto, a "riconoscere" ciò che in
quel momento vuole, come deve.
-
"Bravo, l’hai fatto proprio tu?" Pensiero della
madre:"Lo voglio gratificare perché è stato
bravissimo. Pensiero del figlio:"Ecco, non crede che
lo abbia fatto io, non ha fiducia in me".
-
Sentendo parlare Gargani ho pensato che trovare se
stessi è ri-conoscersi nella relazione con gli
altri, nel rapporto dialettico. Ho ripensato alla
mia storia fin da bambina e alle mie appartenenze
(in varie associazioni e nel lavoro) come un venir
riconosciuta nella mia identità e questo mio
riconoscimento lo riverso nel mio lavoro. Sono
rimasta colpita dal blob che afferma che ci si sposa
per avere un testimone della propria vita.
-
Il riconoscimento è
relazione, se non c'è riconoscimento non c'è supporto
all'autostima.
CONSIDERAZIONI
-
Il
riconoscimento è magia: avviene attraverso lo
sguardo, il silenzio, non dura tutta la vita, è il
chiamare per nome…è l’esperienza dell’innamoramento
a tutti i livelli: tra uomo e donna, tra amici, tra
colleghi.
-
Un
forte riconoscimento si ha nelle situazioni di
dolore e malattia di una persona amata: lui ha
saputo gestire la mia serenità, lui metteva in
secondo piano la sua malattia per farmi stare bene.
Da questa esperienza si impara a capire ciò che è
davvero importante. Il riconoscimento è
discernimento.
-
Riconoscimento è :
o Paura ed attuazione
o Emozione e poi
riconoscimento
o Valutazione, fiducia,
autostima.
-
Nel
gruppo abbiamo raccontato esperienze di
riconoscimento a livello professionale più facili da
raccontare perché meno coinvolgente, ma anche
esperienze di riconoscimento a livello personale.
Per alcuni c’è stata la difficoltà di trovare un
episodio da narrare, perché spesso c’è la difficoltà
di riconoscere il riconoscimento. Ci è piaciuta la
frase che nel riconoscimento si presuppone un fondo
segreto della propria anima.
-
Dopo
aver sentito Gargani tutto sembra banale. Il
silenzio può essere un grande riconoscimento, può
essere un vuoto pieno.
-
E’
spesso difficile offrire riconoscimenti in positivo
ad alcuni alunni. Il riconoscere la "negatività" può
essere fatto, come deve essere gestito, ha un
valore?
-
Ci
sono diversi livelli di riconoscimento: una persona
può essere considerata come una "buona"
professionista ma non come una "buona" persona?.
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Nel
nostro gruppo insieme alle esperienze di
riconoscimento con una lettura positiva in cui ci si
riconosce attraverso una gratificazione, sono emerse
anche esperienze di disconoscimento che hanno
portato comunque la persona a riconoscersi le sue
potenzialità.
-
Il
riconoscimento è affettivo ed oggettivo, passa
attraverso i rapporti sociali o un atto di
assegnazione. L’agito di chi vive il riconoscimento
deve potersi ricondurre alla solidarietà emotiva,
perché l’apertura al rapporto affettivo facilita il
riconoscimento.
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Il
riconoscimento passa attraverso: l’altro, il gesto,
le emozioni, il contesto.
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Riconoscimento è l’esperienza personale di chi trova
l’uomo/la donna "giusta per la propria vita".
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Il
riconoscimento nell’ambito relazionale
riguardante genitori e figli, evoca in particolare
episodi di genitori che non hanno saputo valorizzare
gli aspetti positivi dei propri figli e fatto "solo"
notare quelli negativi.
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Importante il riconoscimento all’interno del gruppo.
Come quando si addestra la squadra per i giochi
sportivi. Nel gruppo ognuno ha il suo ruolo, dove
tutti sentono importante l’apporto che danno.
Riflessione sul blob della preparazione alla gara:
l’importante è chiamare ciascuno con il proprio
nome.
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Senza
auto-riconoscimento non si fa nulla, le attese degli altri ci
spingono al "fare"; questo vale anche per noi insegnanti nei
rapporti con i nostri alunni.
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Riconoscimento è la
capacità di individuare i propri limiti.
-
Dovremmo imparare a
gestire la frustrazione fin da piccoli perché se ne siamo capaci
possiamo superare le difficoltà. Il dolore è il momento nel
quale cresciamo.
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Chiamare una persona
con il proprio nome significa riconoscere l'individuo come
persona. Non a caso i nazisti annullavano la personalità degli
ebrei togliendo loro prima di tutto il nome. Nella nostra
esperienza quando ci si rivolge ad un gruppo, ciascun componente
si sente esonerato dall'intervenire: non succede lo stesso
quando ci si rivolge direttamente al bambino chiamandolo per
nome. I bambini si sentono riconosciuti anche quando non li
chiami uno ad uno ma mostri il tuo interessamento con il
comportamento, con gli atteggiamenti: ti avvicini al banco, gli
fai capire che hai fiducia in lui.
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Il riconoscimento
avviene anche per condivisione "indiretta" quando ciò che si
pensa e si fa lo si ritrova pensato o agito da altri anche in
altri contesti
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La deformazione
professionale che gli altri ci attribuiscono può essere
contemporaneamente una forma di riconoscimento o non
riconoscimento.
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Avere riconoscimento
anche tra adulti per quello che si fa sia a livello personale
che professionale è molto importante perché aiuta ad infondere
fiducia.
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Nel riconoscimento è
importante anche il segno, il contatto, il gesto di intesa,
l'empatia, questo è vero anche a scuola con gli alunni disabili
con i quali è importante sviluppare linguaggi non verbali.
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Riconoscimento è
prendersi cura, è ascoltare, porre attenzione, dare fiducia,
saper aspettare.
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Il riconoscimento è
il risultato di una relazione empatica. E' quindi molto
importante curare l'aspetto emotivo e il clima nella pratica
didattica.
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Il riconoscimento si
può intendere anche come discernimento oculato da parte
dell'insegnante delle reali ed effettive potenzialità
dell'alunno.
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